Se due mesi fa ci avessero raccontato di un programma televisivo in grado di parlarci di blues e jazz  prima di Un Posto al Sole, se ci avessero detto che avremmo ascoltato Bach o un po' di Bossa mentre mangiavamo un uovo al tegamino per cena, avremmo sorriso relegando queste mere ipotesi alla sfera dell'improbabile. Invece Stefano Bollani e Valentina Cenni ci sono riusciti con Via dei Matti numero 0, probabilmente il programma più apprezzato dell'intera stagione televisiva Rai, in onda da metà marzo, che chiude con l'ultima puntata di lunedì 3 maggio. Un successo inaspettato, in cui forse nemmeno i due presentatori, coppia sul palco e nella vita, potevano credere.

Ormai siamo alla fine del viaggio, la Tv è sempre una questione di previsioni e aspettative. Quali erano le vostre alla vigilia? E soprattutto sono state confermate?

Cenni: Cerchiamo di non avere mai aspettative, anche nella vita, perché il più delle volte finiscono per deluderti. In questo senso io ho cercato di fare un programma di cuore, cercando di essere quanto più onesta possibile, cercando di condividere gioie, studi, riflessioni. Fortunatamente sembra questa cosa sia arrivata. 

Bollani: Di aspettative non si è mai parlato, forse perché ci sentivamo molto impegnati a realizzare il programma. Non ci siamo mai messi lì a immaginare come sarebbero andate le cose. 

L'orario di messa in onda di Via dei Matti sembrava inizialmente un limite, invece avete in qualche modo sovvertito uno stereotipo televisivo.

Bollani: L'idea della collocazione è del direttore di Rai3 (Franco Di Mare, ndr). Ci siamo detti da subito che era perfetto perché ci avrebbe dato modo di parlare a molte più persone, soprattutto i bambini. Chiaro che i rischi siano insiti in qualsiasi novità, però noi siamo molto contenti e pensiamo che anche la durata sia giusta: ci si alza volentieri da tavola quando si ha appetito, altrimenti il rischio è alzarsi appesantiti. 

Cenni: Poi quest'aspirazione di arrivare a tutti, alle persone che a quell'ora guardano la televisione, magari anche mangiando in famiglia ed è stato così che abbiamo provato a contestualizzare il racconto, con semplicità, leggerezza, gioco. 

A proposito del contesto familiare, la parabola fortunata del programma ha raggiunto l'apice con la presenza in studio di Frida (figlia di Bollani). La cosa ha avuto un effetto enorme sul pubblico, ve ne siete accorti?

Bollani: Lascio che sia Valentina a rispondere…

Cenni: È stato molto bello avere Frida lì con noi per questa idea di calore che volevamo restituire. Vederla lì splendere, in tutta la sua purezza di diamante è stata pura felicità. Per noi, per lei, ma anche per il programma, che quella sera è decollato. 

Avete anche eluso la deriva del pettegolezzo, la sua presenza è stata molto franca. 

Bollani: Sì ma poi a un certo punto abbiamo calato anche la sorella, come dire che se si voleva fare una cosa in famiglia l'abbiamo radunata al completo. Mancavano la zia e la nonna a ultimare il quadro. Per fortuna Rai3 ci dà il limite di 25 minuti, sennò sai quanti parenti avremmo portato?

Il risultato si può analizzare solo dopo, però credo che in queste settimane abbiate avuto la percezione di essere andati oltre la bolla di pubblico di chi vi avrebbe seguito a prescindere e del pubblico tradizionale di Rai3. Quand'è che l'avete capito davvero?

Cenni: Ad esempio sui social è stata un'esplosione, una cascata, un vulcano che erutta senza danneggiare nulla. Non ce lo aspettavamo, onestamente. Abbiamo notato questi commenti amorosi, dettagliati, di cuore, una cura nei messaggi che ci ha sorpresi. Oltre agli ascolti che sono andati bene. 

I numeri condizionano il percorso di un programma come il vostro?

Bollani: Abbiamo tirato dritto perché molti accorgimenti ci sono stati prima, nella fase di concepimento, con gli autori e la Rai, che ci ha dato molti consigli. Ma è stata proprio questa ondata di affetto di cui ha parlato Valentina a darci grande spinta. 

Rispetto ai social, Stefano aveva già delle pagine, mentre tu, Valentina, sei sbarcata su Instagram e Facebook solo negli ultimi giorni, quasi costretta da questo affetto. 

Cenni: Per me erano materia oscura, ne conoscevo chiaramente l'esistenza, ma non ne seguivo le vicende. Ho dovuto provare perché era così tanta la gente che mi ha scritto, chiedendo l'amicizia, che era inevitabile. Devo dire che al netto del mio scetticismo anti social, ho capito che può essere divertente come tutto, come la Tv, se gli strumenti li usi bene si rivelano efficaci. 

Siete voi a gestire le pagine?

Bollani: Più o meno, diciamo che abbiamo sempre un occhio dentro ma ci sono anche persone che le gestiscono per noi. Anche perché altrimenti dovremmo stare tutto il giorno e non abbiamo capito, esattamente, come facciano gli altri a gestirli senza aiuto. 

 Che cosa vi resta di questa esperienza e, soprattutto, cosa vi resta da raccontare?

Bollani: Personalmente continuo a prendere appunti come se dovessi girare delle nuove puntate dopodomani. 

Cenni: Poi va anche detto che in ogni istante si comprende qualcosa di nuovo e anche lo stesso argomento, il giorno dopo, lo affronti in modo diverso. Come il libro, che quando riletto ti spalanca davanti un mondo nuovo. Ci siamo divertiti molto a condividere questa esperienza, anche grazie a tutti i tecnici e autori che hanno collaborato. 

L'intento di "alfabetizzazione musicale" non è completato e forse non lo sarà mai. Lo spazio per una seconda edizione di Via dei Matti numero 0 c'è.

Bollani: Credo che arriveremo a una nuova edizione – se riusciremo a farla – ancora più preparati sotto il profilo musicale e cosmico. Nel momento in cui si decide di parlare di musica ci sono tantissimi esempi che si è costretti a tagliare per ragioni di spazio, al punto che a volte arrivo a fine puntata pentito di non aver potuto includere questo o quell'altro riferimento. In realtà potremmo riutilizzare gli stessi argomenti e riaffrontarli in modo diverso. Anzi, sai che c'è? Facciamo proprio così. 

Vi do un suggerimento per il titolo: Via dei Matti numero 2.0. La chiudiamo così?

Bollani: Me lo son scritto. 

Cenni: Ci sta benissimo. Se hai altre perle passacele pure. 

Scherzi a parte: il momento che vi porterete dietro di questa esperienza?

Bollani: Parlando di ospiti, chiaramente la puntata già citata con mia figlia Frida e mia sorella Manuela, lì mi sono trattenuto, però devo dire anche che un paio di volte ho proprio pianto. Prima con Fabio Concato quando abbiamo cantato "È festa" e lì la commozione l'hanno vista tutti, ma anche durante le prove con Vinicio Capossela, quando ha cantato quella canzone sull'amico assente. Lì mi è sembrata una lenta pugnalata. 

Cenni: Stefano è molto emotivo, quando gli piace una canzone o guarda un film, si lascia andare al pianto senza vergogna e lascia libere le emozioni. Quanto al mio momento preferito, io penso siano state bellissime tutte le volte che abbiamo cantato insieme a fine puntata, ma ho uno splendido ricordo anche di quando abbiamo cantato Il mare d'inverno, una canzone che tocca non so quali corde, ma ogni volta mi commuove come l'avessi scritta io.