6 Giugno 2012
10:33

Troisi, al massimo lo citiamo

Al decorrere dei diciotto anni dalla sua morte, Raiuno realizza una serata in nome di Massimo Troisi. Artefice e conduttore è Enzo Decaro, storicamente a lui relazionato. Di Troisi c’è poco più del titolo e, in fin dei conti, si ritiene che questo sia un pregio.
A cura di Andrea Parrella

La domanda più lecita è chiedersi con che presupposti sia nata la serata televisiva dedicata a Massimo Troisi. E' questa la base per capire l'insolito risultato che si è visto. Certezza assoluta è che Enzo Decaro sia entrato a pieni titoli nella combriccola di Raiuno, poiché presenzia costantemente su questi schermi. Che il motivo siano le commedie di Eduardo con marchio di fabbrica Massimo Ranieri, o brutti format comprati dall'estero affinché li impreziosisca Carlo Conti, vedi il recente Tale e quale, Enzo c'è.

La trasmissione di ieri sera è stata una celebrazione di qualche morto, non solo di Troisi. Sono venuti fuori, all'improvviso, Giorgio Gaber e Fabrizio De André, John Lennon all'inizio, e per quanto non si disdegni mai di ascoltare i motivi per cui essi esistono, tornando alla lucidità ci si chiede dove fosse l'attinenza tra le cose. Ecco il valore insolito di questo programma: una certa dose di incomprensibilità. Perché Enzo Decaro, in fin dei conti, resta uno che Massimo Troisi lo conosceva (quanto meno s'è avuta la decenza di non far presentare la serata, che so, a Veronica Maya, con tutto il rispetto per Veronica Maya) ed aveva il diritto di poter pensare ad una maniera opportuna per ricordarlo, senza che gli si puntasse il dito contro per opportunismo.

E infatti questo peccato non lo commette, non sembra opportunista, bensì anche onesto nei propositi, solo non si capisce quali siano i propositi, quale il filo logico per legare tutto e dare l'impressione che un profilo definito di Massimo Troisi sia stato tracciato. C'è sempre la beneficenza a giustificare tutto, numeri di telefono in sovrimpressione come fossimo altrove, applausi che più che di maniera volevano riempire qualche vuoto dovuto ai ritmi compassati (in tutto ciò Decaro non si può di certo definire un anchorman). Tutto un insieme di cose che ci fa pronunciare la solita frase reazionaria ed inutile: ai morti sarebbe piaciuto tutto questo?

I napoletani, molti, sono rimasti a guardare, forse un po' increduli, al trascorrere della serata. Il solo risultato positivo è che, se è vero che Troisi non avrebbe gradito celebrazioni in pompa magna,  l'overdose di Troisi che il telespettatore attendeva non c'è stata. Si pensa col sorriso a questa cosa, credendo che alla quasi totale mancanza di idee sia stata data una linea guida sacrosanta: se non sappiamo come parlarne, non parliamone troppo. L'unico plauso è motivato da questo, per il resto, e la cosa vale per Troisi come per Gaber, così anche per De André, il solo modo di ricordarli resta l'opera, da mostrare ininterrottamente. Il bisogno delle celebrazioni, francamente, non si avverte. Però gli studi Rai di Napoli vanno pure giustificati dall'azienda.

Bello e toccante l'intervento di Renato Scarpa: quando parla di Troisi sembra aver conservato, intimamente, l'innocenza del suo proverbiale Robertino.

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