Accade raramente, nella Tv contemporanea, che emergano personaggi carismatici in grado di generare fenomeni, parola che di per sé fa notizia se accostata al mondo della televisione, considerato un luogo polveroso e adatto unicamente al ricordo e alla nostalgia. Pierluigi Pardo ci era riuscito con Tiki Taka, dando vita a un programma televisivo basato su un racconto dello sport che prescindeva dalla rapidità con la quale i social network e le pay Tv ci permettono, oggi, di vedere un gol o un'azione: praticamente subito.

Passato e presente dentro il Tiki Taka di Pardo

Con Tiki Taka si era creata un'atmosfera da salotto televisivo che funzionava perché univa la chiave moderna a quella nostalgica, in un pacchetto tenuto insieme proprio dalla figura prepotente, a suo modo istrionica, conduttore Pierluigi Pardo. Dentro c'erano la telecronaca di Fifa, il più popolare videogioco di calcio su mercato cui Pardo presta da anni la sua voce, ma anche le reminiscenze di quel Controcampo tanto caro agli appassionati di calcio non più così giovani, cresciuti con il programma di Sandro Piccinini che bene rappresentava i fasti dell'ultima stagione gloriosa del calcio italiano, quando ci si sentiva ancora legittimati a ritenere la Serie A il miglior campionato del mondo.

Non è mai stato un successo roboante, Tiki Taka, non ha cambiato il racconto del calcio televisivo, ma non è stato irrilevante, come molti altri programmi sportivi della Tv generalista passati quasi inosservati negli stessi anni.

L'effetto Chiambretti (che non c'è)

Eppure, dopo sei stagioni, si è decisa una rivoluzione del titolo che ha mostrato da subito tutte le sue vulnerabilità. Rimosso Pierluigi Pardo, per ragioni ancora oscure, si è deciso di affidare il programma a Piero Chiambretti, che sta facendo il possibile per imprimere il suo stile sul programma, con risultati che al momento sono desiderabili. E non perché Chiambretti non sia uno dei volti più brillanti della storia della Tv recente, ma perché pur avendo sempre bazzicato l'ambito calcistico il nostro Piero lo ha sempre fatto da posizioni periferiche. Ha saputo portare il calcio nei suoi contenitori generalisti, mentre qui si tenta l'esperimento opposto di portare nel calcio i temi più varii dell'attualità, per di più in tempi di pandemia, con lo stile di Piero Chiambretti.

Che il programma, cui vanno concesse tutte le attenuanti compresa la crisi di interesse di cui il calcio sta probabilmente soffrendo in questo periodo storico dagli stadi obbligatoriamente vuoti, si vede nei numeri di Tiki Taka, con un programma partito in calo a settembre , che continua a calare nel corso delle settimane, arrivando ad essere visto da soli 297.000 spettatori con il 4.3% nella puntata del 23 novembre.

Gli ascolti in crisi di Tiki Taka

La speranza di chi guarda è che Tiki Taka – La repubblica del pallone (significativo nella sua inefficacia anche il cambio di nome del programma) possa cucirsi pian piano addosso a Chiambretti nel corso dei mesi, resistendo a una stagione calcistica in grande crisi di appeal, non per colpa di Chiambretti. Ma resta una domanda, rivolta più che altro all'azienda: perché smantellare un progetto, spersonalizzandolo completamente, col rischio grosso di non trovare una nuova identità?