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The Voice, quel talent che è durato un’eternità

Il programma, vinto da Elhai Dani, non è stato un totale fallimento, ha avuto un suo pubblico, ma è stato affossato da una conduzione sbagliata, giudici che non si sono mai mandati a quel paese e, soprattutto. un talent che ha attraversato le stagioni: più di tre mesi di durata, è un’eternità.
A cura di Andrea Parrella
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Facciamo finta che The Voice non sia un programma che ha perso la sua ragione sociale quando sono stati rimossi i perni roteanti che permettono alle sedie dei coach di girarsi; distogliamo lo sguardo da questa strana moda dei guantini di Raffaella Carrà, che se è mai esistita in quanto moda, il mondo ha deciso di dimenticarla, rimuoverla dagli annali; evitiamo di notare che, quando la Carrà non era ancora "mi-nonna", si vestiva da "mi-nonna" in onore del sabato sera istituzionale di Rai1, e mò che è "mi-nonna" veramente (per un semplice fatto anagrafico) cerca l'emozione e non ha fatto altro che ripetere la parola "brrrrivido" per tre mesi, ogni maledetto giovedì; chiudiamo anche gli occhi davanti al fatto che dietro le quinte di questo The Voice ci siano parecchi dei vecchi artefici di X Factor che forse non hanno passato i provini per approdare a Sky; teniamoci anche a debita distanza dal notare che una conduttrice per leggere i Tweet che arrivano non serve a molto; in ultima istanza esibiamoci in un chiaro gesto d'omertà nel non dire che un'inversione di ruoli tra Carolina Di Domenico e Fabio Troiano, caricatura di se stesso, privo della benché minima verve per fare il conduttore (il che non lo rende un criminale), sarebbe stata più che opportuna. L'immagine di questo articolo è un omaggio a lui, sintesi del Troiano pensiero, che forse ci ha solo raggirati per tre mesi.

Potremmo concentrarci, invece, sul fatto che dopo quasi quindici puntate non si è mai visto un litigio, una discussione, uno scambio di opinioni acceso, insomma che i giudici, tra loro, non si siano mai allegramente mandati a quel paese o abbiano detto, ad uno dei concorrenti: "Francamente sei una pippa". Più che un fair play è parso un lungo e interminabile biscotto, una roba programmata. La vincitrice finale, Elhaida Dani, più che una cantante pare un cyborg, un cervellone vocale programmato per non commettere errori. Bravissima quanto ad esecuzione, ma sicuramente colei che ha portato sul palco l'inedito meno interessante dei quattro ascoltati. E' che dalle nostre parti proprio non ce la facciamo a com-muoverci verso i cellulari per inviare un sms quando ascoltiamo quella canzone chiamata "Adagio" (che Elhaida ha cantato con tanto di standing ovation finale).

Detto ciò, la sensazione è che per tre mesi si sia assistito ad un format lunghissimo ed esasperato, apparentemente molto costoso per la Rai2 in cerca di riabilitazione, che pur con fasi diverse è stato un appuntamento fisso parso sempre uguale (e non è un caso che la conferma al prossimo anno è al vaglio e dovrebbe passare tramite un cambio di guardia alla conduzione, con Facchinetti pronto a subentrare per affossare definitivamente il tutto). Il bilancio finale è di tanti tweet ed una manciata di ascolti, che hanno tenuto a galla la credibilità. Poco di più, salvo la recondita simpatia e credibilità di cui i quattro coach godevano a priori, che tuttavia non ha generato effetti differenti rispetto a piaggerie reciproche, continue e mielose e qualche "vaffanculo" concesso come clausola di contratto a Piero Pelù. Andrebbe ripensato, rivisto affinché le selezioni siano trasmissione, ma non ne diano l'impressione.

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