A fare di Sanremo quella enorme macchina che ferma l'Italia per cinque giorni l'anno, c'è sicuramente la narrazione laterale del Festival, quello che accade oltre i confini dell'ufficialità di una manifestazione unica nel suo genere. Dopo la parziale crisi di ascolti e credibilità vissuta negli anni 2000, l'evento che si tiene nella città ligure è tornato a vivere un momento di grande splendore, confermato dai numeri impressionanti in termini di ascolti e interazioni che Sanremo ha registrato nell'ultimo quinquennio (compresa l'edizione 2018 firmata Claudio Baglioni). A questa rigenerazione della manifestazione nazional popolare per eccellenza, è stata la capacità del Festival di attrarre e assorbire il flusso alternativo alimentato, soprattutto grazie all'utilizzo dei social network, dalle generazioni più giovani, ostili al modello televisivo obsoleto e datato che Sanremo incarna in toto. Un flusso fatto principalmente di ironia, sfottò ed esaltazione di personaggi la cui enorme fama, latente fino a qualche anno fa, è esplosa all'improvviso, generando vere e proprie icone. Beppe Vessichio è il prodotto più clamoroso di questo fenomeno.

Sanremo e quelle parole senza senso

Chi negli ultimi anni ha frequentato l'internet sa che alcuni gruppi sono stati maestri nella strategia di intercettare il trend di Sanremo, convogliando l'attenzione dei propri seguaci sul Festival. Su tutti i The Jackal. Se da giorni ascoltate Pierfrancesco Favino, Vessicchio e molti cantanti in gara pronunciare l'apparentemente incomprensibile (solo perché senza significato) suono "gnigni" sul palco, è merito loro. Ma non sono i soli, visto che orde di personaggi influenti, nonché comuni mortali, pur volendo non riescono a resistere alla tentazione di commentare la kermesse sanremese su Facebook o Twitter, perché consapevoli che l'argomento abbia un seguito. È molto vantaggioso battere questa strada parallela all'istituzionalità di Sanremo, perché chi ci riesce è contemporaneamente sotto gli occhi di milioni di telespettatori, ma non è cooptato dalla bolla del Festival, non si tatua un marchio nazional popolare e quindi può conservare una certa verginità che protegge da critiche.

Finti svenimenti architettati da Arbore e Boncompagni

Ma se i più giovani (che sofferenza non potersi più definire tale!) ridono inspiegabilmente quando sentono pronunciare gnigni o termostato dagli artisti all'Ariston, suscitando l'inevitabile reazione curiosa dei genitori che si domandano dove andremo a finire, bisogna ricordare che già qualcuno aveva pensato a entrare a Sanremo da una porta di servizio. A scherzare col Festival ci erano riusciti già Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, nel 1966, quando consigliarono alla valletta Carla Puccini, che affiancava Mike Bongiorno alla conduzione, di fingere uno svenimento in diretta per farsi un po' di pubblicità. Cosa che puntualmente avvenne, con un Bongiorno che però non abboccò e, intuito l'inganno sabotò la messa in scena facendo finta di niente e continuando ad annunciare i cantanti.

I tormentoni della Gialappa's Band

Ma volendo fare un salto di qualche decennio e parlare di una televisione a colori, possiamo certamente dire che gli avi dei The Jackal e compagni (anche se forse non sarebbero contenti di essere definiti così) sono certamente Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto, meglio noti come Gialappa's Band. Sono stati loro i primi a inventarsi quest'idea delle parole a caso pronunciate dagli artisti sul palco. Nell'edizione 2003 l'effetto fu a dir poco clamoroso. Il trio conduceva, come d'abitudine, la diretta radiofonica del Festival e convinse gli artisti in gara a dire la parola "Situation" ("Situescion" per gli appassionati). La cosa prese piede e tutti gli artisti finirono per pronunciarla. Baudo, direttore artistico e conduttore di quella edizione inizialmente si mostrò leggermente infastidito, trovandosi davanti a un elemento imprevisto che non poteva controllare. Successivamente, da uomo di spettacolo, si rese conto che la sola cosa da fare era accettare il tormentone, ripetuto in modo meno eclatante negli anni successivi con altre parole come "canguro", "svolta rock" e anche "tutto il resto è noia" nel 2014, per omaggiare Franco Califano, scomparso mquell'anno.

Sergio Cammariere e il revival di "Situation" nel 2018

L'eco di Situation è arrivato anche al Festival di Sanremo 2018, grazie a uno degli ospiti dei duetti del venerdì, Sergio Cammariere. Il cantautore, che nell'edizione del 2003 c'era e vinse il premio della critica con "Tutto quello che un uomo", terminato il duetto con Nina Zilli ha rubato un microfono e ha ringraziato gridando "Situation", contravvenendo alle mode correnti che avrebbero voluto dicesse "gnigni" o chissà quale altra bizzarra parola.