Ormai c'è poco da fare: la tv italiana, e pure il pubblico, sono affetti da una patologia che ha come principale sintomo la necessità di trovare in qualsiasi donna che sia intonata, minimamente spigliata e sorridente, talentuosa e versatile, una nuova Paola Cortellesi (lei stessa arriva dalla stagione in cui si ricercavano "eredi" di Anna Marchesini, Loretta Goggi…). Diventata un formato di riferimento, la comica romana finisce per essere il termine di paragone femminile, al pari di Fiorello che è indubbiamente quello maschile.

La vittima di turno, stavolta, è Serena Rossi, che ha esordito nel sabato di Rai1 con il programma "Celebration", condotto insieme ad Ernesto Assante e Neri Marcorè. Un programma che ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma non è questo il tema di discussione. Serena Rossi è una bravissima professionista, adattabile a molti contesti: recita, canta e conduce. Fa tutte e tre queste cose molto bene, ad un livello tale che le ha permesso di trovare spazio nel sabato sera di Rai1. Ecco che sabato sera in molti, sui social, hanno chiamato in causa proprio la Cortellesi per elogiare la presentatrice napoletana. Ma Serena Rossi con Paola Cortellesi ha ben poco in comune.

E questo non perché la Cortellesi sia inarrivabile, pressoché perfetta e in grado di un eclettismo artistico inimmaginabile, ma perché le sue peculiarità sono completamente diverse da quelle che sembrano caratterizzare la conduttrice di Celebration, che pure ha ancora molto da dimostrare. Così come sono diverse da quelle di molte donne dello spettacolo le siano state accostate in questi ultimi anni. Basterebbe pensare al percorso del tutto insolito della Cortellesi, che ha trovato la svolta di carriera nella comicità, ma la reale consacrazione di pubblico nel varietà. Una strada che poche sono riuscite a percorrere con la stessa sicurezza e forse la sola ad esserci riuscita davvero è Virginia Raffaele.

La Cortellesi è una rarità, un'eccezione che funge da costante termine di paragone per la stessa ragione per la quale non dovrebbe essere paragonata ad altre: è pressoché inimitabile. Accostarle un volto femminile, equivale banalmente ad accostare un calciatore a Messi. Significa stressarla, sottoporre a una forzatura le qualità che possiede, nella maggior parte dei casi significa bruciarla. A proposito: avete notato che effetto fa a Dybala essere paragonato a Messi?