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Sara Vanni, la campionessa di Reazione a catena: “Non mi aspettavo queste minacce omofobe”

Sara Vanni è diventata popolare nel Paese, assieme alle compagne di squadra Giovanna e Valentina, grazie alle sue vittorie nel quiz di Rai1 Reazione a catena. Le Sibille, questo il loro nome, sono campionesse in carica, ma questa esplosione di notorietà hanno portato alcuni a offenderla e minacciarla a causa del suo orientamento sessuale.
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Sara Vanni è diventata popolare nel Paese, assieme alle compagne di squadra Giovanna e Valentina, grazie alle sue vittorie nel quiz di Rai1 Reazione a catena. Le Sibille, questo il loro nome, sono campionesse in carica, ma questa esplosione di notorietà ha portato alcuni a offenderla e minacciarla a causa del suo orientamento sessuale. Sarà, che è insegnante in un liceo, oltre a essere speaker radiofonica e podcaster, è lesbica e da tempo attivista della comunità LGBTQ+ e proprio questo ha portato a commenti offensivi.

"Ci aspettavamo i commenti, è normale, oggi si commenta tutto sui social. Quello che personalmente non mi aspettavo è il tipo di commenti che abbiamo ricevuto. Se si basano sulla simpatia è un conto. Un altro è offendere dal punto di vista fisico" ha detto Sara Vanni al Corriere della Sera, spiegando quando ha cominciato a essere obiettivo di commenti omofobi: "È diventata virale la mia risposta autoironica ad un meme legato ad una definizione di gioco ambigua, ho scritto “è inutile che fate questo tipo di vignette tanto non sono neanche etero”, e da lì ho iniziato a ricevere messaggi come “Lesbica di m****” e cose simili".

A quel punto ha annunciato una denuncia: "Sono stata insultata e minacciata anche per il mio orientamento sessuale, se la legge Zan fosse stata approvata, avrebbe costituito un'aggravante – ha scritto su Twitter -. A causa delle minacce ricevute nei miei confronti, della mia famiglia e dei miei amici ho esposto una querela verso alcuni profili e questa sera non commenterò sui social Reazione a catena che, ricordiamo è un gioco e quello doveva restare".

Nei giorni scorsi è sceso in campo per difenderla anche Marco Liorni che sui suoi social ha scritto: "Un abbraccio anche al pubblico della nostra Sara. Fa bene a querelare. Chi insulta, ne risponde e apre il portafoglio (sperando che apra anche la testa). Semplice". La donna ha spiegato che i problemi viaggiano su due piani, quello dell'aspetto fisico e della società della perfezione e quello per cui "se una persona è omosessuale è perché non ha incontrato quello giusto o quella giusta. Non è così. Se io sono lesbica è la mia natura".

A questo proposito nell'intervista ha anche lanciato un appello sia per dare attenzione all'aspetto psicologico degli hater e alla rabbia che hanno dentro e dall'altra parte a favore del DDL Zan: "È fondamentale che venga approvato, è importante non solo per quello che è successo a me. Pensiamo alle aggressioni fisiche, alla paura di prendersi per mano. Mi fa stare bene che questa mia vicenda abbia aperto una strada, che abbia fatto capire alle persone che non sono sole".

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