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“Romeo e Giulietta” la fiction: giù le mani dal mito shakespeariano

Il regista Riccardo Donna ha deciso di rivisitare il mito shakespeariano di “Romeo e Giulietta”, trasformandolo in una fiction di due puntate e prendendosi molte licenze “registiche” alquanto opinabili. Al di là di questo, il pubblico sembra essersi spaccato, ma la maggior parte degli spettatori ha definito la tragedia “intoccabile”.
A cura di Ciro Brandi
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Romeo e Giulietta”, la celeberrima tragedia di William Shakespeare, composta tra il 1594 e 1596, è stata oggetto di innumerevoli rappresentazioni teatrali, musicali e cinematografiche nel corso degli anni. I due protagonisti sono diventati il simbolo dell’amore perfetto, ostacolato dalla società e dai loro parenti. Tra le più importanti, è d’obbligo ricordare la versione di Irving Thalberg, del 1936, quella di Franco Zeffirelli del 1968 e quella di Baz Luhrmann, del 1996, con un giovane Leonardo DiCaprio e una bellissima Claire Daines. Il regista Riccardo Donna, però, ha voluto osare l’inosabile, riprendendo il mito letterario e trasformandolo in fiction, prendendosi molte licenze “registiche”, alquanto fantasiose ma anche estremamente opinabili.

Intreccio modificato e doppiaggio inverosimile

La miniserie trasmessa da Canale 5 – composta da due puntata in onda il 3 e il 5 dicembre, co-prodotta da Rti-Lux Vide-Telecinco Cinema e Betafilm –  ha come protagonisti principali la star de “I CesaroniAlessandra Mastronardi e Martino Rivas, sexy divo spagnolo, coadiuvati da Elena Sofia Ricci nel ruolo della Balia di Giulietta. La trama è, più o meno, stata mantenuta nella sua impalcatura principale (l’odio tra Montecchi e Capuleti e tutto quello che ne consegue) anche se l’intreccio è stato modificato. Dopo aver assistito alla prima puntata, è inevitabile notare delle sostanziali differenze con l’opera principale. La fiction esordisce con una banda di delinquenti a volto coperto, che assale un convoglio di carrozze, ma Romeo interviene a salvare quella che ha al suo interno Giulietta e la Balia. Basta uno sguardo e i due già s’innamorano. Più che l'opinabile intreccio si resta sconcertati dal doppiaggio degli attori – moltissimi di questi italiani – che recitano in inglese e hanno la voce doppiata quasi totalmente fuori sincrono, con un tono che somiglia molto a quello dei film Disney di una volta. Altro elemento che non sarà sfuggito è l’età dei protagonisti, non certo dei ragazzini come raccontava Shakespeare, ma un uomo e una donna visibilmente sulla trentina. Quella che in tutto ciò ci ha guadagnato di più è proprio Elena Sofia Ricci, nel ruolo della Balia, che nella tragedia era descritta come vecchia, sdentata e grassa, e invece qui è quasi più avvenente della stessa Giulietta.

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L’ambientazione diversa e i nuovi personaggi

Il regista Riccardo Donna, per dare forse un’impronta personale alla storia ancora più profonda, ha deciso di spostare (inspiegabilmente) l’ambientazione da Verona ai castelli innevati del Trentino Alto Adige e di ambientarla nel MedioEvo feudale, un’epoca, a suo dire, più dura e misteriosa. Non è tutto perché, Donna ha ritenuto opportuno dare più spazio ai personaggi secondari, inclusa la Balia, inventandone anche di nuovi, come Ursula, sorella maggiore di Giulietta (Giulia Lippi), che s’innamora del Conte Paride, il quale si fidanza con lei, ma è in realtà innamorato di Giulietta, suscitando la gelosia della prima. Tebaldo (Tommaso Ramenghi) è qui un guerriero con molte più sfaccettature, anche lui innamorato di Giulietta e, quindi, geloso di Romeo. Donna affida la voce narrante ad Antonio (Andrea Arcangeli), fratello di Romeo, e quindi la storia è raccontata attraverso il suo punto di vista. Nel cast ci sono anche Andy Luotto, nel ruolo di Padre Lorenzo (totalmente fuori parte), cioè il padre spirituale di Romeo e Ken Duken, nei panni di un più che credibile Mercuzio, miglior amico di Romeo.

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Giù le mani dal mito

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Donna a quattro mani con Lea Tafuri, non presenta particolari sbavature, anche se i dialoghi, volutamente più moderni, in alcuni punti sono decisamente “fuori contesto” e infarciti di retoriche in parte evitabili o, quantomeno, dosate male. Particolarmente curate sono le musiche di Andrea Guerra e la fotografia di Armando Buttafava Bonalloggi, forse le uniche cose da salvare interamente. Alcune scene memorabili sono state, per fortuna conservate: l’incontro, il bacio, il balcone (non è quello originale, attenzione) e lo sarà anche quella della morte. In definitiva, si può ampiamente affermare che il mito immortale di “Romeo e Giulietta” non aveva decisamente bisogno di essere tramutato in fiction, anche se ci troviamo in un’epoca dove i buoni sentimenti, quelli universali, si sono persi o annebbiati. Il pubblico in rete sembra essersi spaccato, ma la maggior parte degli spettatori – che ha commentato su Twitter con l'hashtag #romeoegiulietta – è quasi unanime nell'affermare che il mito shakespeariano non andava toccato o trattato in questo modo.

 
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