Roby Facchinetti è tornato ospite di Silvia Toffanin a Verissimo. L'ex Pooh si è raccontato passando per i mesi difficili del lockdown, soprattutto per lui che, come tutti i cittadini di Bergamo, si è trovato nella città che più di tutte ha forse subito l'effetto del Coronavirus. "Ho avuto terrore, terrore vero –  ha raccontato a Silvia Toffanin – Quando abbiamo visto i camion dell'esercito portare via le bare di chi era morto per il coronavirus, forse qualcuno non era ancora consapevole di cosa stesse accadendo. Eppure ricordo quei giorni terribili: uscivo, tutto bardato e protetto, per andare all'edicola a 50 metri da casa, e compravo i giorni locali. In genere, i necrologi occupavano mezza pagina, ma in quei giorni c'erano 12-13 pagine e tra quei nomi c'erano tanti amici e conoscenti. Succede, perché Bergamo è un paesone, non una grande metropoli, ma in quel momento ho avuto davvero paura, non volevo lasciare mia moglie, i miei figli, i miei nipoti".

Facchinetti sta presentando in questi giorni il suo libro, che ha voluto dedicare alla moglie, Giovanna Lorenzi, conosciuta alla fine degli anni ottanta e dalla quale ha avuto due dei suoi figli: "Volevo dedicare a lei questo libro perché è una donna di carattere […] Per tutta una serie di ragioni che non posso dirti siamo fuggiti di casa e scappati in un posto segreto per un mese perché c'erano persone che non capivano, che scommettevano che il nostro rapporto potesse finire dopo un mese, dopo 40 giorni". E prosegue:

Lei era ancora legata in un matrimonio e non poteva sposarsi subito, ma abbiamo voluto fare un gesto romantico e ci siamo andati a sposare in Scozia. Poi a distanza di 3-4 anni ci siamo sposati civilmente qui in Italia.

Facchinetti racconta che in molti non ritenevano quell'unione molto prodiga, ma insieme ci hanno creduto: "Molti credevano che tra noi sarebbe finita dopo poco. Dietro un uomo c'è sempre una grande donna e posso sottoscriverlo nel caso di mia moglie".