"Siamo a febbraio e febbraio-gattaio, uno dei più grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido". Cominciava così la ricetta con il gatto, celeberrima, che costò a Beppe Bigazzi tre anni di allontanamento dalla Rai. All'epoca dei fatti, proprio come oggi, era Elisa Isoardi la conduttrice in carica, in sostituzione di Antonella Clerici ferma perché in gravidanza. Quella ricetta indispettì l'opinione pubblica e il popolo del web, che non era agguerrito e smaliziato come quello di oggi, ma aveva comunque il suo peso specifico. La morte di Beppe Bigazzi ci riporta alla memoria quei giorni.

La carne di gatto, una storica ricetta

Eppure il gatto in umido, in determinate zone del nostro Paese, era davvero un piatto tipico del passato, soprattutto nei dolorosi tempi delle due guerre mondiali. La povertà costringeva anche a nutrirsi della carne di gatto, che all'epoca non era assolutamente considerato come un amabile animale da compagnia. A ricordarlo anche Lorenzo Biagiarelli, il giovane chef, che saluta così Bigazzi: "In molti si cibavano di gatti per sopperire all'inedia, alla mancanza di proteine, per rompere la catena di malnutrizione fatta molto spesso di latte e polenta, polenta e latte. […] Raccontare un'usanza, per quanto turpe, non è apologia". Eppure quei sessanta secondi, costarono a Beppe Bigazzi un esilio dalla Rai che si spezzò soltanto tre anni dopo.

Il ritorno in Rai nel 2013

A partire dal 9 settembre 2013, Beppe Bigazzi tornò come collaboratore fisso de La Prova del Cuoco. L'annuncio fu dato in sede di conferenza stampa da Antonella Clerici, nel frattempo ritornata al timone della sua Prova. All'epoca dei fatti, la Clerici lo assolveva così: "Penso che la sua sia stata una battuta uscita male perché conosco il suo amore per gli animali. E poi oramai ha 80 anni e tutto cade in prescrizione, è giusto dargli una possibilità". La Clerici, su Instagram, ha ricordato l'amico e collega scomparso:

L'intervista al Corriere della Sera

In una intervista al Corriere della Sera, Beppe Bigazzi però chiarì il senso delle sue parole: "Negli anni '30 e '40 come tutti gli abitanti del Valdarno a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio, così come c'era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi non ancora cibi di lusso. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano. Questo non vuol dire mangiare oggi la carne di gatto, ho solo rievocato usanze". Purtroppo, però, la Rai lo spinse temporaneamente fuori da un progetto che lui ha sempre amato e sostenuto.