La stagione 2019 di PresaDiretta riprende a partire da lunedì 7 gennaio, per 9 puntate, in prima serata su Rai 3. Con le nuove puntate, si entra nel vivo delle questioni al centro del dibattito pubblico con tanti nuovi temi: le aspettative rivolte alle iniziative del nuovo esecutivo, il problema dei conti pubblici, la disuguaglianza e le tensioni sociali, le croniche difficoltà della giustizia, l’emergenza del cambiamento climatico e quella della Sanità pubblica, la fragilità dei valori europei alle prese con il prossimo, cruciale, appuntamento elettorale.

L’ospite in studio che aprirà il nuovo ciclo di inchieste è Walter Ricciardi, ex presidente dell’istituto Superiore di Sanità. Intervistato da Riccardo Iacona parlerà dei rapporti con il Governo e delle ragioni delle sue dimissioni di poche settimane fa. La prima puntata intitolata “Fossile, il lungo addio” è un’inchiesta sulle politiche energetiche del nostro paese, che passerà attraverso l'interrogativo sul perché non si scommetta davvero su quelle rinnovabili.

Cerchiamo di capire con il giornalista e conduttore Riccardo Iacona come si muove la macchina di Presadiretta e in che modo intercetta il pubblico televisivo, anche attraverso l'utilizzo dei social network e delle comunicazioni virtuali. Un viaggio nel mondo di una squadra di giornalisti che si propone di diventare sempre di più la sonda di un pubblico che necessita di risposte, ma anche di farsi più domande rispetto al futuro del nostro Paese.

Riparte Presa Diretta: quali saranno i temi di questa stagione?

Giornalismo d’inchiesta e tv: un connubio possibile?

Connubio necessario. le tv generaliste si distinguono proprio perché fanno inchieste, lo ha ricordato bene Freccero nella conferenza stampa di presentazione della sua nuova direzione di Rai2, durante la quale ha ricordato che non esiste una tv generalista che non investe nel racconto della realtà. Necessario e anche utile, perché i programmi di inchiesta vanno bene nelle tv generaliste, non solo svolgono un servizio indentitario ma portano anche ascolti.

Come sceglie i temi da proporre per ogni puntata?

Scegliere le storie non è facile. Il primo criterio è che debbano essere storie che possano durare 90 minuti e il fatto che siano delle storie articolate, dove c’è un po’ di tutto: la critica, la riscossa, la scoperta positiva, il riscatto, come se fossero dei film.

L’ultima puntata del 2018 era intitolata Iperconnessi e parlava dell’abuso delle nuove tecnologie e della dipendenza da smartphone. Lei ha un buon rapporto con le tecnologie e internet?

Io vivo in quello che Baricco chiama il The Game, ormai la rete è il nostro habitat. Le tecnologie e internet non sono solo dei tool, ovvero degli strumenti che abbiamo in più, è più il modo in cui il mondo si rappresenta e svolgono un ruolo importantissimo. Io ho un necessario rapporto con tecnologie e internet e credo sia fondamentale viverci dentro, anche per combatterne l’abuso. Naturalmente, per quanto riguarda soprattutto l’utilizzazione dei dati e si altre cose molto sensibili, compreso la costruzione dell’immaginario collettivo della democrazia.

Uno dei suoi ultimi tweet, è un retweet a un post dei 99 Posse sulla Sea Watch e sull’esigenza di aprire i porti…

Io retwitto tutto quello che penso sia una notizia, sia che mi piaccia oppure no. In questo caso la notizia c’era e considero comunque scandaloso e vergognoso che queste persone siano in alto mare e che ci sia bisogno di alte trattative tra le cancellerie europee per fargli trovare finalmente asilo. Mi auguro che presto vengano accolti e curati.

Riesce ad avere un contatto diretto e appagante con il suo pubblico attraverso i social?

Da una parte ci arriva il semplice feedback delle emozioni, di persone che hanno seguito la puntata, e altre volte vere e proprie indicazioni per fare nuove cose. La messa in onda di Presa diretta è un grande happening comunitario: mi piace immaginare le milioni di persone che stanno dall’altra parte dello schermo, come se loro fossero con me.

È un giornalista particolarmente legato al risultato della professione o si ritiene sensibile alla ‘fascinazione’ dell’auditel?

Più che fascinazione, parlerei di una necessità industriale. Noi siamo anche valutati dal numero di telespettatori che facciamo. Non solo non ne possiamo fare a meno, ma dobbiamo anche studiare il modo per mantenere quelle quote di pubblico e possibilmente aumentarle. È una sfida strettamente professionale, anche quella dell’auditel, senza che vada a penalizzare o condizionare un discorso legato alla qualità dei servizi.

Cosa si propone, in fondo, Presadiretta?

Oltre che alimentare le nostre ossessioni narrative, in realtà siamo un gruppo di persone che per 7 mesi all’anno viaggia per tutto il mondo, delle specie di sonde del pubblico che assorbono  e raccontano storie, io mi propongo sempre di mantenere questo flusso comunicativo in e out con il pubblico, cioè di continuare a viaggiare e a raccontare dal basso quello che ci sta succedendo attorno con uno sguardo particolare rivolto al futuro e ai giovani.