Nonostante gli ascolti in crescita, la Rai ha deciso di cancellare la fiction ‘Il paradiso delle signore‘. A maggio andranno in onda gli ultimi episodi, poi la serie televisiva con Alessandro Tersigni sparirà dal palinsesto pomeridiano di Rai1. La decisione, che a molti appare difficile da comprendere, sta scatenando numerose protesteFanpage.it ha intervistato Giannandrea Pecorelli per comprendere le motivazioni che hanno generato la chiusura della fiction. L'Amministratore di Aurora Tv, casa che produce ‘Il paradiso delle signore' in collaborazione con Rai Fiction, ha spiegato che l'attuale dirigenza Rai avrebbe scelto di rinunciare alla serie per concentrare quell'investimento sulla prima serata. La decisione, tuttavia, avrebbe causato una lacerazione anche a Viale Mazzini. Persone interne alla Rai si sarebbero dette sorprese dell'esito finale della trattativa.

Partiamo dal principio, cosa è accaduto durante l’incontro con la Rai?

Abbiamo avuto molti incontri perché il contratto della prima stagione prevedeva che la serie andasse avanti. La Rai ha chiesto di rimandare la decisione per fare alcune valutazioni. Ha rimandato a metà febbraio, poi a fine febbraio. Alla fine delle riprese, a metà marzo, ci è arrivata la lettera dell’Amministratore Delegato: ‘Complimenti per il lavoro fatto ma non riteniamo necessario procedere’.

Che motivazioni vi sono state date?

L’attuale dirigenza Rai ha ritenuto troppo caro il prodotto per la collocazione pomeridiana. Non ha trovato necessario, utile, strategico, continuare a fare un investimento su una serie che ha come primo passaggio quello pomeridiano. ‘Il paradiso delle signore', però, ha anche una forte replicabilità. È molto seguito su RaiPlay, su Rai Premium. Ai dati di ascolto del pomeriggio si dovrebbero sommare tutti i dati dello sfruttamento del prodotto.

E invece questa considerazione non è stata fatta dalla Rai?

Non è stata fatta o non è stato ritenuto sufficientemente utile l’investimento che era già stato sostenuto. Questa è un’altra delle nostre perplessità.

Voi avete anche proposto un abbassamento dei costi di produzione.

Esatto. Avevamo costruito, in accordo con la Rai, 5000 metri quadri di costruzioni scenografiche. Era un investimento economico di 4 – 5 milioni che doveva essere su largo raggio e dunque, poteva essere ammortizzato.

Come?

Una volta costruiti i 5000 metri quadri di scenografie poi resta solo il costo del noleggio. La serie successiva quindi ci sarebbe costata meno. La cosa allucinante è che non potendo andare avanti, abbiamo distrutto tutto ciò che avevamo costruito. Senza contare che molti degli attori erano alle prime esperienze. Potevano crescere artisticamente e diventare una risorsa per lo stesso mercato. Era un prodotto che permetteva di fare un investimento non solo economico ma anche sui talenti. È passato un mese e ancora non riesco a darmi pace.

Quindi la Rai lamentava il costo del progetto e voi avete illustrato un piano per l’abbassamento dei costi di produzione. Come mai il problema non si è risolto?

Perché quanto investito su questo prodotto, la Rai vuole investirlo su altre produzioni ma nel prime time. So che a Viale Mazzini c’è stata una forte lacerazione, ci sono persone in Rai che sono rimaste sorprese dalla decisione della chiusura della serie. Dicono loro stessi di ritenerla una decisione insensata.

Alla luce delle numerose proteste degli spettatori, la Rai ha mostrato segni di apertura?

Siamo andati avanti due mesi, un giorno sembrava una cosa, un giorno l’altra. Ho passato due mesi di inferno. Ora sono soprattutto dispiaciuto che la Rai non voglia andare avanti. Come dicevo, fino a metà marzo hanno rimandato, poi è arrivata la lettera di chiusura. Ora siamo ad aprile e non possiamo recuperare. Ormai gli attori saranno andati a fare un altro lavoro, me lo auguro per loro.

Quindi è da escludere anche un ritorno della serie in prima serata?

Noi abbiamo addirittura proposto di fare il daytime e regalare delle puntate di prime time. Quindi gli attori e gli autori si sono detti persino disposti a regalare il valore del prime time alla Rai e a fare delle puntate speciali ad esempio a Natale. Abbiamo proposto tutto, abbiamo fatto anche un progetto per questo. Alla fine è stata tutta una bolla di sapone.

Gli attori sono sembrati amareggiati all’idea della chiusura de ‘Il paradiso delle signore’. Com’era il clima sul set?

Le racconto una cosa. Noi avevamo orari massacranti. In una fiction, una puntata da 90 minuti viene fatta in 3-4 settimane. Noi 90 minuti li facevamo in due giorni. C'erano tre troupe che si alternavano e lavoravano anche contemporaneamente. C’era un lavoro anche fisico pesante. Gli attori si trovavano a studiare 20 pagine di copione al giorno. All’inizio sembrava un’impresa disperata. Quando poi sono entrati nel meccanismo, con personaggi che sembravano cuciti addosso a loro, hanno imparato a reggere questo ritmo. Lavoravano tutti in perfetta simbiosi. Ho alle spalle quasi 40 anni di produzioni ma raramente ho visto tanta delusione e dolore per dover interrompere un lavoro.

Di che entità è il danno economico e quante persone resteranno senza lavoro?

Difficile fare un calcolo. Diciamo che ci sono degli investimenti che abbiamo fatto e che avremmo potuto ammortizzare. Intorno ai 4 milioni. Le persone che ci lavoravano erano più di 180, più le comparse. E ora sono tutti senza lavoro.