Si torna a parlare di bestemmie al Grande Fratello Vip, dopo l'ennesimo caso di sospetta imprecazione, in questo caso proveniente dal più insospettabile dei concorrenti: Paolo Brosio. Nella giornata di domenica 1 novembre un video ha iniziato a circolare con insistenza un video in cui Brosio pronuncia un "Dio bo'"  (inteso come abbreviazione di "Dio bono") che ha fatto immediatamente saltare dalla sedia i tanti appassionati del reality condotto da Alfonso Signorini.

Quella di Brosio è una frase che nomina esplicitamente la parola Dio e dunque non ci sarebbero dubbi, ma su questo influisce anche un altro aspetto, ovvero la parola con cui si accompagna l'epiteto. Sostituire l'offesa con un epiteto differente e non ingiurioso, come in questo caso può essere "bo'" nel senso di buono, o santo, o ancora pronunciare "perdio", può stemperare la blasfemia della parola, o non edulcora in alcun modo il peso dell'affermazione? Questo dettaglio non è irrilevante e potrebbe tracciare la differenza che passa tra il caso di Brosio, il quale ha usato chiaramente il suo "bo'" come riduzione di bon, dunque di buono, e il video di Dosio in cui la scarsa qualità dell'audio impediva di comprendere se anche lui avesse utilizzato lo stesso aggettivo, o se nel suo caso si trattasse della parola "boia".

Il precedente di Denis Dosio

Torna quindi d'attualità il tema della possibilità di una squalifica, in vista dell'imminente puntata di lunedì 2 novembre. Squalifica che, di regola, dovrebbe avvenire puntuale, se ci si basasse unicamente sul precedente di questa edizione, la squalifica di Denis Dosio sopraggiunta proprio dopo parole identiche, pronunciate durante una notte incriminata. Quale che sia la decisione del Grande Fratello di questa sera, per capire se a Brosio verrà destinato lo stesso trattamento scelto per Dosio, è evidente come il momento imprecazione sia diventato una sorta di evergreen del reality di questi ultimi anni, un passaggio imprescindibile senza il quale il Grande Fratello non può essere tale.

Il caso di Marco Predolin

Ma non tutte le bestemmie sono uguali, o meglio non tutte le bestemmie sono bestemmie. Dal punto di vista formale, infatti, si ritiene bestemmia l'offesa alla "divinità", appunto, quale ad esempio la Madonna e i santi non appartengono. La logica vuole, dunque, che se l'offesa è rivolta alla Madonna e i santi, che sono simboli e persone, ma non Divinità, la bestemmia non c'è. Eppure la decisione del Grande Fratello in occasione dell'imprecazione di Marco Predolin era stata inderogabile.

Il confine tra bestemmia e intercalare

Nel merito della bestemmia sono stati spesi fiumi di parole, soprattutto per tracciarne i confini e capire, di fatto, quando si tratti di effettiva imprecazione. Sovente la giustificazione della confusione tra bestemmia e intercalare, essendo l'imprecazione uno strumento di molti dialetti e forme di italiano regionale. Marco Paolini, in un celebre spettacolo teatrale, definiva la bestemmia per i veneti come un elemento grammaticale, qualcosa di indispensabile all'interno di una frase. Difficile pensare che il Grande Fratello moduli la sua clemenza in base alla provenienza dei concorrenti.

Cosa dice la legge sulle bestemmie?

Il giudizio personale lascia il tempo che trova, essendo l'imprecazione qualcosa di determinato dalla legge. Fuori dalla casa del Grande Fratello la bestemmia non costituisce più un reato da diversi anni. O, perlomeno, non dal punto di vista penale. Dal 30 dicembre del 1999 le imprecazioni vengono regolate dal diritto amministrativo e si stabilisce che chiunque bestemmi in pubblico, questo significa anche sui social network, è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 51,00 euro e 309,00 euro.