11 Aprile 2018
22:40

Omicidio Marco Vannini, la madre: “Aspetto che venga fatta giustizia per mio figlio”

La famiglia del ragazzo di Ladispoli ucciso nel 2015 è intervenuta nella trasmissione di Rai3. Il 18 aprile è fissata la sentenza del processo che vede imputati Antonio Ciontoli, la moglie e i figli.
A cura di Valeria Morini

Nella puntata di Chi l’ha visto? in onda mercoledì 11 aprile su Rai3, la famiglia di Marco Vannini è stata ospite del programma di Federica Sciarelli per chiedere che sia fatta giustizia. Marco rimase ucciso il 17 maggio del 2015, colpito da un colpo di pistola mentre si trovava a casa della fidanzata Martina Ciontoli. L'intera famiglia della ragazza è sotto processo per omicidio volontario: il pm ha chiesto 21 anni per Antonio Ciontoli e 14 anni per la moglie Maria Pezzillo e i due figli Martina e Federico. Il 18 aprile è prevista la sentenza. Viola, la fidanzata di Federico, è accusata di omissione di soccorso.

Le parole della madre di Marco

Federica Sciarelli ha mandato in onda filmati e audio relativi al caso, spiegando che la famiglia Ciontoli ha scelto di non parlare alla trasmissione. Gli accusati hanno sempre sostenuto la propria innocenza, arguendo che quel colpo di pistola fosse partito per un tragico errore. Una spiegazione che però contiene troppe incongruenze, soprattutto dal momento che il giovane Vannini è morto dopo ben tre ore di agonia e che i soccorsi sono stati chiamati con notevole ritardo. Queste le parole di Marina Conte, mamma di Marco, intervenuta in studio a Chi l'ha visto?.

Sono già tre anni che mio figlio non è più tra noi. Il 18 aprile, giorno della sentenza, saranno esattamente 35 mesi da quando ho perso mio figlio. Aspetto quel giorno, fiduciosa nella giustizia. Purtroppo Marco non me lo ridarà più nessuno.

La dichiarazione dell'avvocato dei Ciontoli

I legali della famiglia Ciontoli hanno chiesto l'omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l'assoluzione per gli altri imputati. Questa la dichiarazione del loro avvocato ai microfoni di Chi l’ha visto?: "Dal processo emerge inequivocabilmente che il signor Antonio Ciontoli ha sottovalutato i fatti. Nessuno dei medici ha valutato il colpo d'arma da fuoco come grave. La ferita, per come si palesava all'esterno, è stata valutata come di non gravità. Nessuno mette in discussione che il sig. Ciontoli abbia sbagliato, ma non ha mai pensato che Marco potesse morire".

Omicidio Marco Vannini, i soccorsi chiamati in ritardo

Come hanno dimostrato gli audio della telefonata al 118 fatta dai Ciontoli, che vennero resi pubblici dalla stessa trasmissione Chi l'ha visto, gli imputati non parlarono neppure dello sparo alla centralinista del pronto soccorso: "C'è un ragazzo che non sta bene. Probabilmente uno scherzo, si è spaventato e non respira più". L'ambulanza venne disdetta e i Ciontoli fecero una seconda chiamata, quaranta minuti dopo lo sparo e ventitré minuti dopo la prima, sostenendo che Marco si fosse ferito con un pettine o un coltello. Le grida di Marco udite dalla centralinista fecero intervenire, ormai tardivamente, l'ambulanza. Decisivo per l'accusa anche un video proveniente da una telecamera della caserma in cui i Ciontoli sono stati chiamati per essere interrogati, nel quale si sente Martina dire a Viola: "Era destino che doveva morire. Ho visto quando papà gli ha puntato la pistola. Marco diceva "Leva un po' sta pistola puntata"". Gli accusati hanno parlato di un colpo partito a causa di uno scherzo finito tragicamente. Proprio grazie ai servizi di Chi l'ha visto è stata fatta maggiore chiarezza sull'accaduto.

Le testimonianza degli accusati

Lo scorso 23 ottobre, Viola Giorgini ha testimoniato al processo: "Antonio disse che era partito un colpo d'aria, che era da tanto che non usava la pistola ed era rimasta una bolla di aria nella pistola. Diceva che Marco si era spaventato, che era in panico, che aveva uno spavento. Antonio ci diceva di non preoccuparci, che era stato uno spavento e che la situazione si sarebbe risolta". "Al Pm dissi che mi era partito un colpo in ariaha dichiarato invece Antonio Ciontoli in una successiva udienza– dopo ho cambiato versione perché mi vergognavo dell'accaduto, lo negavo anche a me stesso. Sono consapevole di aver rovinato la vita a tante persone, in primis Marina e Valerio poi la mia famiglia e me stesso. io oggi mi sento un uomo finito per me la vita oggi non ha alcun senso".

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