Quella di Giorgio Ambrosoli è tra le vicende più tragiche e ingiuste della storia italiana recente. L'avvocato, chiamato a liquidare la Banca Privata Italiana di Sindona e per questo ucciso da un sicario ingaggiato dal banchiere italo-americano, sarà al centro di un nuovo lavoro televisivo, dopo quello di alcuni anni fa che vide protagonista Pierfrancesco Favino.

Questa volta nei panni di Ambrosoli ci sarà Alessio Boni, altro grande talento italiano che sta trovando nei prodotti Rai Fiction un motivo di grande indice di gradimento del pubblico. Prevista per il prossimo autunno, la fiction intercetterà l'anniversario dei 40 anni trascorsi dalla morte di Ambrosoli, ucciso l'11 luglio del 1979.

Dietro al progetto c'è la Stand By Me di Simona Ercolani. Interpellato da Chiara Maffioletti sul Corriere della Sera, Alessio Boni ha raccontato il percorso di preparazione e avvicinamento al ruolo e il tipo di esperienza vissuta nell'interpretare il ruolo di un eroe borghese: "È stato un onore. Lui non era un poliziotto, un carabiniere o un magistrato. Era un tecnico, che, pur capendo i rischi, ha fatto quello che doveva solo per etica, perché era suo dovere. Che esempio". Poi l'attore prosegue nel sottolineare come sia stato complesso trovare materiale video per comprendere i caratteri comportamentali del suo personaggio.

Non ci sono video: curioso no? Anche nelle Teche Rai è tutto sparito. Fa paura. Ho trovato solo un’intervista. Per fortuna ci sono i figli, le persone che l’hanno conosciuto, che spiegano chi fosse». Dopo aver scoperto le magagne dello Ior, «lui che era molto credente, aveva smesso di andare in chiesa: accompagnava moglie e figli a messa e lui stava fuori a fumare".

Boni dal canto suo è reduce da un'ottima stagione di fiction, soprattutto grazie al successo del progetto "La Compagnia del Cigno", opera corale di cui lui è uno dei protagonisti. Questo su Ambrosoli non sarà il solo ruolo biografico di Boni in questa stagione, perché sul piccolo schermo l'attore sarà anche Enrico Piaggio, tra le figure imprenditoriali di maggior rilievo della storia del dopoguerra.