Non sappiamo ancora se l'anno prossimo rivedremo Massimo Giletti a La7 oppure, come si vocifera, il conduttore sia pronto a fare il suo ritorno in Rai. Una cosa è certa, con "Non è l'Arena" il conduttore ha aperto uno spazio nuovo sulla rete di Urbano Cairo, conquistandosi un'importante fetta di pubblico e riuscendo, in due stagioni, a dettare la linea per gli argomenti trattati in trasmissione. Quello in cui si è più impegnato è senza dubbi il caso delle sorelle Napoli, le donne di Mezzojuso che da dodici anni denunciano intimidazioni e minacce da parte della mafia dei pascoli. Un caso che la trasmissione di La7 non ha mai abbandonato nel corso di queste stagioni televisive, che ha avuto un risvolto toccante alcune settimane fa, quando il conduttore aveva "donato" un'auto nuova al giovane che aveva subito l'incendio del suo mezzo dopo essersi schierato in difesa delle sorelle Napoli.

E proprio nell'ottica di non voler abbandonare una storia così complessa, "Non è l'Arena" si trasferisce in Sicilia per una notte, con una diretta straordinaria dalla piazza centrale di Mezzojuso. Un evento televisivo che evoca il ricordo di quello che Maurizio Costanzo e Michele Santoro realizzarono, a reti unificate Rai e Mediaset, in memoria di Libero Grassi, ucciso dalla mafia. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Giletti ha raccontato che tipo di evento sarà, svelando di averne parlato proprio con Maurizio Costanzo:

Lui mi ha detto: “Fai molta attenzione perché l’esposizione è pericolosa e io ne so qualcosa” (fu dopo la puntata Santoro-Costanzo che la mafia decise l’attentato di via Fauro, ndr) ma mi ha incoraggiato ad andare avanti. Io vado in piazza per ragionare e ascoltare. Ecco perché sono contento che abbia deciso.

Sulle aspettative per questa serata e i possibili rischi, il conduttore aggiunge: "So che c’è molta tensione, ma non si deve avere paura di guardare negli occhi le persone. Qualcuno ha detto: Giletti non avrà il coraggio di venire a Mezzojuso. E invece eccomi. Lo faccio perché lì non ci sono solo i mafiosi, ma tantissima gente onesta: un’altra Sicilia in cui credere e da sostenere".