Da qualche mese, Nathaly Caldonazzo sta ripercorrendo sui social network i momenti più belli della sua relazione con Massimo Troisi, cominciata nel 1992 e durata fino al giorno della morte dell’attore nel 1994. Ospite del “Maurizio Costanzo Show”, la showgirl lo ha ricordato pubblicamente, raccontando il periodo più difficile della loro relazione, quello segnato dal ricovero lungo oltre un mese in occasione del quale l’attore de “Il postino” dovette sottoporsi a un delicato intervento chirurgico reso necessario dal deterioramento delle valvole di titanio impiantate nel corso del primo intervento al cuore subito nel 1976. Durante quel periodo in ospedale, appena un anno prima della morte avvenuta a causa di un arresto cardiaco, fu la Caldonazzo a restare vicina a Troisi. C’era anche quando i medici consigliarono a Massimo di sottoporsi a un trapianto di cuore, operazione che Troisi non fece in tempo a fare. Morì il 4 giugno del 1994, mentre era ancora legato alla Caldonazzo.

Il ricovero di Troisi a Houston

Troisi fu ricoverato a Houston nel 1993. Nathaly era la sua compagna da poco più di un anno. A Costanzo ha raccontato: “Massimo c’è sempre. Ultimamente sto postando alcune foto scattate insieme che ripercorrono il nostro rapporto fatto di viaggi, tenerezza e momenti difficili. Ricordo quando andammo insieme in ospedale a Houston. Pensavamo fosse una sciocchezza di una settimana e invece restammo lì un mese e mezzo. Mi manca. Era una persona pulita, dai sentimenti nobili. Gli piacevano molto le donne ma sapeva comportarsi da uomo”. Durante quel secondo intervento in America, Troisi fu colto da infarto ma i medici riuscirono a tenerlo in vita.

La morte di Massimo Troisi

Sebbene gli fosse stato consigliato riposo assoluto, Massimo decise di girare il film “Il postino”, la pellicola più importante della sua vita. Dopo l’intervento a Houston, le sue condizioni di salute andarono deteriorandosi al punto che l’attore e regista fu costretto a farsi sostituire da una controfigura per le scene più difficili. Morì nel sonno poche ore dopo la fine delle riprese a causa di un fatale arresto cardiaco conseguente a febbri reumatiche. Di quel film al quale aveva dedicato tutto se stesso non riuscì nemmeno a vedere la prima proiezione, programmata in anteprima nazionale in un locale di Procida per ringraziare i procidani per l’accoglienza tributatagli durante le riprese.