Arriva su Rai1 in prima serata martedì 22 dicembre l’attesa trasposizione filmica di Natale in Casa Cupiello, intramontabile opera teatrale di Eduardo De Filippo, firmata dal regista Edoardo De Angelis. L'omaggio cade nel 120° anniversario della nascita del celebre drammaturgo e poeta partenopeo e vede in scena Sergio Castellitto, Marina Confalone, Adriano Pantaleo, Tony Laudadio, Alessio Lapice e Antonio Milo. Tra i protagonisti del film, prodotto da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, c'è Pina Turco, che interpreta Ninuccia, la figlia di Luca Cupiello, giovane donna divisa tra l'amore romantico e quello borghese. "Ninuccia è una donna fragile che fa una richiesta alla sua famiglia – dice l'attrice candidata ai David di Donatello 2019 – essere accolta, capita, amata."

Quando hai capito di amare il teatro di Eduardo De Filippo? "Presto, a dodici, tredici anni. Natale in Casa Cupiello però l'ho vista per la prima volta già da grande. Ho amato subito questo capolavoro, che De Filippo aveva composto per la prima volta come atto unico negli anni Trenta e che aveva ritoccato fino ai Settanta. La versione su cui abbiamo lavorato nel film è quella degli anni Cinquanta, in cui si racconta l'Italia dopo la guerra. La proiezione di una famiglia borghese di Luca Cupiello che finisce per essere ingabbiata all'ordine che lui aveva in mente di costruire attraverso il presepe." Come ci si approccia a un capolavoro del teatro italiano come questo? "Lavorare su questo testo è un po' come lavorare su tutti i testi di Eduardo De Filippo nello stesso momento. C'è questo senso di sacro che lo avvolge, ma poi toccandolo ne senti il calore. Perché è un testo trasversale a tutte le classi sociali e a tutte le emozioni, è universale".

E le altre Ninucce del passato? "Ninuccia in televisione è appartenuta storicamente a Lina Sastri" dice Pina Turco. "Ovviamente la tentazione di un'attrice è sempre quella di ‘rubare' qualcosa a chi ti ha preceduto, ma negli ultimi tempi mi ci sono tenuta lontana proprio per evitarlo e trovare una mia strada". In generale, però, il confronto con le grandi attrici di Eduardo è roba da far tremare i polsi a chiunque. "Sì, ed erano tutte bravissime. Concetta Barra le chiamava ‘le patanelle attorno al capretto. E tutte, da Pupella Maggio a Luisa Conte, da Titina De Filippo a Concetta Barra, per arrivare a Regina Bianchi e Isa Danieli, avevano nella vita un dolore grande, enorme. Credo che Eduardo fosse attratto da quel loro dolore personale, perché sapeva che dal dolore nasce la creatività."

Anche Ninuccia è una che soffre molto… "Ninuccia è una donna fragile insicura, divisa tra l'amore romantico e la sicurezza borghese. Qualsiasi donna, ancora oggi, può dire di essere stata almeno una volta nella vita divisa tra queste due alternative. Anche per questo dico che i testi di Eduardo ci parlano ancora oggi. A volte bisogna contestualizzare il linguaggio, ma è ancora modernissimo. La stessa Ninuccia è una donna molto contemporanea, sente un bisogno di autonomia, ma sente anche che c'è un carissimo prezzo da pagare per questa autonomia, e rivolge questa richiesta di accoglienza e amore alla sua famiglia."

Come mai la scelta nell'anno della pandemia e del distanziamento sociale di girare Natale in Casa Cupiello? "È stato un tema molto dibattuto" conclude l'attrice protagonista de Il vizio della speranza, con cui ha vinto il Roma Film Fest. "Mai come quest'anno era fondamentale parlare di quello che noi oggi chiamiamo assembramento, anche se all'epoca Eduardo avrebbe detto riunione. Quest'opera parla di legami, di quanto possa essere asfissiante stare insieme, di quanto però sia comunque imprescindibile quest'asfissia della famiglia, in un certo senso. Abbiamo lavorato in un clima di grande affiatamento e grande unione, sapendo che questo è un anno duro per tutti, mai come in questo momento era importante fare quest'opera."