Massimo Giletti è pronto a tornare con una nuova edizione di Non è L'Arena, la prima da quando il conduttore è stato messo sotto scorta e la sua quarta edizione da quando è passato a La7. In una intervista a La Repubblica racconta le emozioni di questo nuovo debutto, fissato per domenica 27 settembre alle ore 20.30: "Riprendiamo da dove ci eravamo fermati". Si darà seguito all'inchiesta sui boss mafiosi per la quale è finita sotto scorta. Non mancano le polemiche: "Abbiamo invitato il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ma ha declinato. I mafiosi stanno tornando a casa nel silenzio". E su un futuro in politica: "Non lo escludo":

Le parole di Massimo Giletti

Il giornalista racconta la sua annata complicata, dalla perdita del padre alla solitudine per la sua condizione: "È stato un anno durissimo, ho perso mio padre. Una mancanza con cui faccio i conti tutti i giorni. Devo occuparmi anche dell'azienda di famiglia con i miei fratelli, e c'è grande crisi. Vivo sotto scorta". Racconta così la prima puntata:

Ci occuperemo del coronavirus, parlerà Flavio Briatore e avremo tanti virologi per capire cosa succede, come si confrontano tra di loro. Ci sarà anche il professor Alberto Zangrillo. Faremo un focus su Mirko Scarcella, che vive a Miami ed è stato al centro dell'inchiesta delle Iene, che lo hanno accusato di aumentare i like, per gonfiare i social di vari personaggi. Ci chiediamo: cosa siamo disposti a fare per un like? Io non sono sui social, ma è un mondo da scoprire e su cui voglio indagare.

Le critiche ricevute

Con la pubblicazione delle foto con il giubbotto antiproiettile, sono arrivate le prime polemiche. Claudio Fava ha chiesto di non mediatizzare la lotta contro la mafia: "Ho troppo rispetto per suo padre per rispondere" – è questa la replica di Massimo Giletti – "come porti il giubbotto con 35 gradi? Avrei dovuto mettere la giacca? Non perdo tempo a rispondere". 

Il futuro in politica

Massimo Giletti ha ricevuto la proposta di candidarsi a sindaco di Torino, lui ci pensa: "Un futuro in politica? È il mio ultimo anno di contratto a La7, fino al 30 giugno sono qui ma sarebbe disonesto dire no adesso. Anche i politici hanno detto: ‘Vado a vivere in Africa e non ci sono andati'. Quindi nel futuro non escludo nulla. La politica vede facce, nomi e pensa: questo porta voti. Sono stato contattato più volte, non dico da chi. Ma fare giornalismo in questo modo per me è fare politica. Molti miei colleghi sono diventati peones, altri hanno trovato la loro identità. Non mi dispiacerebbe tentare un'altra strada, ma solo se posso incidere".