Massimo Giletti si racconta a La Repubblica all'indomani della notizia della scorta disposta dal Viminale: «Mi sento solo, mi hanno lasciato solo e adesso devo trovare un nuovo modo di vivere». Il conduttore di Non è l'Arena è finito nel mirino del boss della mafia Filippo Graviano, «il più intelligente dei boss», per la puntata del 10 maggio in cui puntava il dito contro un sistema che avrebbe scarcerato i detenuti al 41 bis per l'emergenza coronavirus: «Il ministro fa il suo lavoro e loro rompono il cazzo», queste le affermazioni del boss raccolte in una intercettazione ambientale dalla polizia penitenziaria, pubblicata da Lirio Abate nel libro «U siccu – Matteo Messina Denaro: l’ultimo dei capi».

Le parole di Massimo Giletti

Tristezza e solitudine, così sintetizza le prime sensazioni, tre giorni dopo l'attuazione del provvedimento firmato dalla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese:

Profonda tristezza. Senso di solitudine. Se il Viminale mi assegna la scorta vuol dire che nel mio programma abbiamo toccato qualcosa di grave e molto pericoloso. Ma essere un unicum ti espone. Diventi obiettivo. È quello che faccio più fatica ad accettare Mi hanno lasciato solo, ecco perché è finita così. Pago il fatto di essere stato solo. Però mi ha fatto piacere che Urbano Cairo mi abbia chiamato e mi abbia detto: ‘Io sono sempre con lei'.

Su come cambia la vita sotto scorta, Massimo Giletti esprime le sue preoccupazioni:

So che ormai devo affrontare un nuovo modo di vivere, che mi piaccia o no. Devi vivere senza pensarci, se no diventi prigioniero di un labirinto dal quale rischi di non uscire. Il sole aiuta e c'è sempre il cielo stellato sopra di me.

L'attacco ad Alfonso Bonafede e Marco Travaglio

Massimo Giletti si toglie qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di chi lo ha lasciato solo, su tutti Marco Travaglio e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Ho provato molta tristezza quando ho sentito Marco Travaglio definire la mia trasmissione un covo di mitomani. Ho ospitato magistrati come Nino Di Matteo, Catello Maresca, per me è inaccettabile. Quando Filippo Graviano, intercettato a maggio in un carcere di massima sicurezza, dice: Giletti ha scassato la minchia, dando fastidio al ministro che fa solo il suo lavoro non ho visto un atto di solidarietà pubblico. Graviano è l'uomo più intelligente della mafia, non è un boss qualsiasi. È intollerabile che un ministro non risponda. Sono sotto scorta anche per questo.