Prendete un amore impossibile e avrete Romeo. Dategli una laurea in medicina e una incrollabile fiducia nel progresso in contrapposizione all'oscurantismo del XVII secolo, e allora avrete Pietro Benandanti. È il ruolo interpretato da Giorgio Belli in "Luna Nera", la serie Netflix distribuita dal 31 gennaio in tutti i Paesi in cui il servizio è disponibile, prodotta da Fandango e tratta dal romanzo "Le città perdute. Luna Nera" di Tiziana Triana. La serie sta incontrando grande successo soprattutto all'estero, merito di una trama inedita che la rende tra le serie italiane più coraggiose prodotte da Netflix. Ai microfoni di Fanpage.it, Giorgio Belli commenta: "Mi ritrovo inondato di messaggi in tutte le lingue, sono felice che la serie sia molto apprezzata all'estero perché era uno degli obiettivi".

Il tuo Pietro è un uomo di scienza che antepone la razionalità alla violenza e agli atteggiamenti censori dell'oscurantismo. Come ci hai lavorato? 

Pietro è giovane ragazzo di scienza che si pone domande universali. Ha la capacità di vedere oltre i suoi tempi, studia medicina negli anni della rivoluzione scientifica, quindi è un innovatore, un rivoluzionario. La cosa che più mi affascina di lui è la contrapposizione con la capacità di lasciarsi andare alle passioni più forti, all’amore più puro come quello con Ade. Per questo, lo definirei un Romeo scienziato, un Romeo scientifico.

Alla luce di quanto visto nel finale di stagione, quale futuro prenderà il tuo ruolo?

C'è stata una evoluzione graduale nei poli di inizio e di fine, che è passata però attraverso sensazioni molto forti. Il crollo di tutte le sue credenze lo hanno portato a cambiare. Bisognerà vedere cosa pensa la scrittrice e le sceneggiatrice per il futuro. A me piacerebbe un Pietro che possa continuare a muoversi come il nuovo cattivo, ma che possa mettere in luce sempre la sua grande sensibilità.

E il rapporto che Pietro ha con Ade?

Pietro e Ade vivono due battaglie opposte ma speculari. Sono un po' i Romeo e Giulietta della serie, La loro speranza in un lieto fine li continua a muovere intorno a questa contrapposizione.

‘Le streghe son tornate'. Sull'onda del grande clamore mediatico per una serie tutta al femminile, ti chiedo: chi sono le streghe, oggi?

Le streghe siamo noi. Posso essere io, puoi essere tu come tutte le donne. Essere una strega va oltre il genere. Significa pensare fuori dal comune, fuori dalla massa. Pensare come una strega significa trovare un modo per cambiare le cose. Oggi, le streghe sono tutte quelle persone che vengono perseguitate per il loro distinguersi.

Alla luce del grande successo, possiamo pensare già alla seconda stagione di ‘Luna Nera'? Ne possiamo parlare? 

Sicuramente dobbiamo aspettare i dati ufficiali. Io non utilizzo molto i social, ma sto vivendo una inondazione di messaggi e di pareri e devo dire che dovrò cominciare a imparare le lingue, perché all’estero è molto molto apprezzata. È un segnale positivo.

In effetti, la serie sembra discostarsi dalla una certa tendenza italiana che spinge al crime e al teen drama, un bel biglietto da visita per l'estero.

La serie nasce proprio per questo, per interfacciarsi con un pubblico internazionale. È una serie ambiziosa e coraggiosa, felice che stia andando bene.

Chiudiamo con la classica: progetti per il futuro? 

Cosa sto preparando adesso non lo posso dire. Ma sto studiando, sto studiando molto e quindi ora torno a studiare alla YD'Actors – Yvonne D'Abbraccio, in accademia.