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Luigi Di Maio: “Nuovo direttore generale della Rai dovrà essere al di sopra di ogni sospetto”

Il vicepremier torna a parlare del futuro della Rai, descrivendo la linea che seguirà l’esecutivo giallo-verde nelle prossime settimane, quando saranno rinnovati i vertici aziendali, nonché il prossimo direttore generale: “Dovrà essere persona al di sopra di ogni sospetto e vicinanza politica con capacità manageriali”.
A cura di Andrea Parrella
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Il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio continua a tenere la riforma della Rai in cima alla lista delle priorità dell'esecutivo di cui è riferimento. Dagli annunci di censimento dei raccomandati in Rai alla speranza che la prossima Netflix nasca in Italia, il leader del Movimento 5 Stelle ha ribadito la posizione dell'esecutivo sul futuro prossimo del servizio pubblico nel corso della trasmissione L'intervista, condotta da Maria Latella su Sky. Partendo da un commento alle parole di Beppe Grillo, che giorni fa era tornato sul caro tema della privatizzazione di due reti del servizio pubblico, Di Maio ha detto:

Ovviamente è nel nostro programma del 2009 quella linea, che veniva da un'esigenza, ovvero creare un canale sul modello Bbc che potesse essere l'industria culturale del nostro paese, finanziata pubblicamente. Perché non è che i cittadini non vogliano pagare il canone Rai, è che vogliono pagarlo per un'azienda che è in grado a livello nazionale di promuovere cultura, di stimolare dibattiti, non di essere un sedativo per l'opinione pubblica.

Tuttavia Di Maio mette da parte i discorsi teorici per concentrarsi sul futuro prossimo, ovvero le prossime nomine, come quella del successore di Mario Orfeo: "Oggi, nel contratto di governo, ci siamo dati come obiettivo quello di riportare il merito nella Rai. Per la nuova riforma, che noi non condividevamo e che adesso dobbiamo utilizzare in attesa di interventi che permettano il merito di diritto, e non per sensibilità politica, il direttore generale dovrà essere persona al di sopra di ogni sospetto e vicinanza politica. Per noi e per la Lega dovrà essere una persona che ha esperienze manageriali e che sia soprattutto in grado di capire perché un'azienda che ha circa 15mila dipendenti esternalizza gran parte di ciò che fa". 

Le prossime settimane saranno cruciali a delineare il futuro del servizio pubblico, dopo che nei giorni scorsi era stato lo stesso Di Maio a commentare il report di Morgan Stanley che mostrava l'enorme incidenza dei servizi streaming sul consumo domestico della tv tradizionale. Analisi sui problemi atavici della Rai a parte, il governo giallo-verde dovrà dimostrare coi fatti di voler adottare una linea di discontinuità rispetto alle classiche pratiche da manuale Cencelli di spartizione politica e di uso partitico della Rai. Un'indiscrezione pubblicata da Fanpage.it, ad esempio, poche ore fa riportava voci interne alla Rai secondo le quali un giornalista dell'azienda sarebbe stato avvicinato con la proposta di dirigere Rai 3 a patto di marginalizzare i ruoli di Lucia Annunziata e Bianca Berlinguer. Le nomine del Cda delle prossime settimane potranno dirci di più in merito alle intenzioni dell'esecutivo sul servizio pubblico.

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