9 Settembre 2011
16:27

Lo speciale di Mentana su Silvio Forever, pacato e senza risse

Silvio Forever in onda nonostante la diffida per alcune immagini di repertorio non autorizzate dai possessori dei diritti. Mentana conduce un approfondimento sobrio, lontano dalle risse ideologiche. In studio ci sono Ferrara, Scalfari e Mieli.

Ieri sera è andato in onda, su La7, il Silvio Forever della discordia, il documentario fatto da immagini di repertorio sulla vita imprenditoriale e politica del Presidente del Consiglio, diretto da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, con la voce narrante di Neri Marcorè, scritto a quattro mani da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Della discordia, perchè, l'autobiografia, non autorizzata come recita la locandina del film, manca dell'autorizzazione per una delle tante immagini di repertorio che mostra. Si tratta dell'intervista di Rosella Bossi, la mamma di Silvio Berlusconi, rilasciata in esclusiva a Rosanna Marani, giornalista de La Gazzetta dello Sport, che non ha autorizzato nessuno a usufruire del contributo e delle immagini di repertorio.

C'era un Mieli, uno Scalfari e un Ferrara

Ciononostante La7 manda in onda Silvio Forever, che non è un film antiberlusconiano, nel contesto di una vera e propria serata-evento presentata da Enrico Mentana, con un'ora e mezza di approfondimento e di discussione, alla fine del film. Ed è stato un grande esempio di televisione, quello che si è visto ieri. Non perchè si parli di Silvio Berlusconi, non perchè si è ripercorsa la sua storia, per intero, non perchè è un film di sinistra. Semplicemente perchè, a margine, c'è stato, finalmente, un momento di riflessione interessante dove vi confluivano più punti di vista, diversi tra loro, senza buttarla sulla solita rissa ideologica.

Enrico Mentana fa da moderatore in studio per gli ospiti, tre giornalisti di diversi percorsi. C'è Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, Paolo Mieli, ex direttore de La Stampa e del Corriere della Sera, attualmente in carica alla RCS Libri, e poi c'è Eugenio Scalfari, fondatore de La Repubblica. In studio c'è una rara armonia e l'approfondimento scivola via bene, portando lo spettatore con calma nel seguire i tre punti di vista differenti dei tre ospiti che, a sorpresa, anche quando fanno a sportellate (vedi Scalfari e Ferrara), lo fanno dolcemente, tra un ghigno e un lasciapassare. Mentana ha sicuramente impostato la serata-evento nel migliore dei modi ed è molto difficile, quando si parla di Silvio Berlusconi, non peccare di eccessi di colore, che sia rosso, che sia azzurro. Ne è venuto fuori un approfondimento gradevole.

Liberatore o anarcoide?

"Vi è piaciuto il film?", è la prima frase che Mentana indirizza ai suoi ospiti, dopo la fine di Silvio Forever e, dalle loro risposte, intendiamo già quali siano gli equilibri tra loro, il modus operandi e le loro idee sul Silvio politico. Per Giuliano Ferrara, ex PCI che dagli anni novanta passa alla vecchia Fininvest, sostenendo la "discesa in campo" di Berlusconi con Forza Italia, l'immagine che viene fuori da Silvio Forever del Presidente del Consiglio è quella di un liberatore del Paese, ingessato dalla sua condizione post-Tangentopoli. Eugenio Scalfari, sul versante totalmente opposto, nel vedere il film si domanda "come ha potuto l'Italia sopportare per sedici anni un personaggio del genere", inserendo nel discorso anche uno spunto antropologico: "Dovremo domandarci, più di chi sia Berlusconi, chi siamo noi, chi sono gli italiani". Più distaccato Paolo Mieli che rivela: "E' una bella storia che ha un finale e dobbiamo chiederci, piuttosto, come sarà il finale del Berlusconi politico. Non abbiamo elementi per dire che finirà bene".

Alla fine dell'approfondimento, si conviene, nel bene o nel male, che l'avvento di Silvio Berlusconi nel mondo della politica ha profondamente rivoluzionato la stessa. Per Giuliano Ferrara, la giocosità del personaggio Berlusconi, il suo fare un pò guascone è sinonimo di mitezza e sobrietà, di parere completamente opposto sono stati Paolo Mieli ed Eugenio Scalfari. Per il direttore di RCS Libri non c'è nessun segnale di mitezza e sobrietà nel personaggio Berlusconi, c'è solo un personaggio che fabbrica le verità e con il Paese non ha mai dato impressioni di occuparsi dell'interesse generale. Eugenio Scalfari vede nella fine di Berlusconi il termine della destra attuale, così come è conosciuta oggi. Ma per la natura "anarcoide" dell'italiano medio, richiamata dagli ospiti all'inizio dell'approfondimento, per il sistema politico che sarebbe profondamente da ristruttare sembra difficile che possa avvenire l'emergere di una nuova maggioranza.

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