L’utente che, solo poche ore fa, aveva insultato pubblicamente Nadia Toffa, senza riguardo alcuno delle sue delicate condizioni di salute, si è visto costretto a disattivare il suo account Twitter. La shitstorm che lo ha investito ha finito con l’ingoiarlo in poche ore, spingendolo a lasciare la piattaforma precedentemente utilizzata per scrivere un messaggio terribile indirizzato alla conduttrice de Le Iene. Dopo la denuncia della Toffa, è partita una vera e propria “caccia all’hater” che ha tratto beneficio dal fatto che la giornalista avesse pubblicato per esteso il profilo dell’utente in questione. Sono bastate poche ore perché quella storia diventasse virale e l’odiatore finisse per ritrovarsi vittima della stessa ferocia di cui si era fatto veicolo in precedenza. Con il nome del suo profilo che ha finito per rimbalzare da una parte all’altra della rete, all’utente non è rimasta che una scelta: disattivare l’account e lasciare Twitter, almeno con quell’identità.

La denuncia di Nadia Toffa

Era stata Nadia Toffa, colpita dalla brutalità dello scritto a lei indirizzato, a pubblicare lo screen del messaggio ricevuto. “State tranquilli, tanto finirà presto all’obitorio” scriveva l’hater, dimostrano poca sensibilità e ancor più scarsa lungimiranza. Caustica la risposta della giornalista: “È probabile, dato che ho un cancro”. Feriti e disgustati dall’aver letto il tweet in questione, i fan di Nadia (e non solo) hanno fatto il resto, ripetendo pubblicamente nome e cognome dell’hater in questione perché gli fosse impossibile nascondersi, almeno su twitter. A difendere la Toffa anche Laura Pausini e Rita Dalla Chiesa che le hanno consigliato di saltare a piè pari i commenti di un certo tipo.

Gli haters investiti dalla loro stessa mancanza di sensibilità

Accade con sempre maggiore frequenza che gli “odiatori seriali” finiscano per rimanere investiti dalla mancanza di sensibilità dimostrata in precedenza. È sempre più nutrito il numero di personaggi noti che, dopo essere stati insultati, decidono di portare all’attenzione della rete certi fenomeni di buon gusto, senza curarsi di oscurarne nomi e cognomi. Quello che ha coinvolto la Toffa non è il primo caso e, ce lo auguriamo, non è destinato a rimanere l’ultimo. Si tratta dell’ultima frontiera del giustizialismo digitale, un fenomeno che punta a radicare nelle coscienze la convinzione che non tutto è consentito. Nemmeno in rete, quando nickname e tastiera nascondono viso e identità.