"Leaving Neverland", il documentario che ha riaperto i dubbi mai sopiti sulle presunte violenze ai minori da parte di Michael Jackson, è attualmente in fase di produzione per un sequel. Il regista Dan Reed si trova però a fronteggiare contestualmente una dura disputa legale con le società legate a Michael Jackson e con la sua stessa famiglia. Stando a quanto rivelato da Deadline, Dan Reed è stato presente ai nuovi dibattimenti della causa che Wade Robson e James Safechuck, i due uomini al centro di Leaving Neverland, hanno intentato contro la MJJ Productions e la MJJ Ventures. I due infatti hanno affermato di essere stati violati sessualmente dal Re del Pop, quando erano ancora minorenni.

La diatriba legale con le società di Michael Jackson

Dan Reed utilizzerà il suo filmato per un film sequel per Channel 4 e per HBO. Ma proprio per questo motivo, la MJJ Productions e la MJJ Ventures stanno cercando di trascinare in un procedimento giudiziario proprio il regista Dan Reed. Gli avvocati che rappresentano le società legate a Michael Jackson hanno presentato una memoria in cui si tenta di screditare il regista, persuadendo la corte circa il fatto che Leaving Neverland sia in realtà un documentario che non presenta contraddittorio, ma un pensiero unico e contrario a prescindere. Il regista ha presentato una mozione per annullare la sua citazione in giudizio. Settantanove pagine consegnate alla corte in cui chiarisce di essere residente nel Regno Unito e che la sua società non opera nello stato della California. Secondo la legge americana, sarà difficile che Reed possa essere citato in giudizio. Qualora si dovesse proseguire, Reed dovrebbe consegnare tutto il suo materiale – compreso quello per il sequel – e sarebbe di fatto costretto a interrompere le riprese.

La reazione di Channel 4

Channel 4, attraverso la portavoce Louisa Compton ha difeso il progetto: “Comprensibilmente, le società MJJ non sono contente di "Leaving Neverland" e della realizzazione di un sequel. È facile capire perché non vogliono che l'argomento di questi film sia riportato al pubblico. Tuttavia, per quanto possano non gradire i messaggi trasmessi da questi documentari, ci opporremo strenuamente ai loro sforzi di zittirci".