Non si placa la polemica dopo la messa in onda nei principali paesi di "Leaving Neverland", il documentario HBO che rimette al centro le accuse di pedofilia contro Michael Jackson. A parlare, dopo il grande clamore e l'eco mediatico che ha spaccato in due l'opinione pubblica, questa volta è Dan Reed, il regista del docu-film che si focalizza sulle storie e le testimonianze private di James Safechuck e Wade Robson.

Lo sfogo del regista

Tutto quello che emerge dal documentario "Leaving Neverland" è stato attaccato dalle fanpage ufficiali dei fan club, dai forum e da tutti i sostenitori dell'artista nel mondo. Il regista Dan Reed, ospite nella trasmissione di Channel Seven "Morning Show", ha rispedito al mittente tutte le accuse.

I fatti non mentono, i pedofili lo fanno. Non ho mai approcciato a questo documentario in maniera ingenua. Ho ascoltato con attenzione giorni e giorni e giorni di interviste, dopodiché abbiamo lavorato per 18 mesi alla ricerca di corrispondenze, controllando tutto quello che ci è stato detto, tutti i possibili buchi delle versioni di Wade e James. Non abbiamo mai trovato nulla che ci abbia fornito dei dubbi sul loro conto, al contrario abbiamo trovato un sacco di prove a loro sostegno.

Dan Reed ha anche intervistato tutti gli investigatori della polizia e del departimento dello sceriffo che facevano parte delle indagini su Michael Jackson: "Nessuno di loro aveva alcun dubbio sulla colpevolezza di Michael" .

Le reazioni dei fan italiani

Ma il documentario di Dan Reed che rimette sotto ai riflettori nuove accuse di pedofilia su Michael Jackson, ha generato una reazione violenta e sbilanciata tra due eccessi opposti. In Italia, in onda in due puntate sul Nove, è stato il trionfo del manicheismo: gli spettatori si sono spaccati a metà e l'immagine di Michael Jackson ne è uscita di certo danneggiata.