La prima puntata di "Leaving Neverland", il documentario di Dan Reed che mette sotto i riflettori nuove accuse di pedofilia su Michael Jackson, dopo una battaglia legale già affrontata (e vinta) in vita su presunti abusi sessuali su minori, in onda sul Nove non ha avuto un grande effetto sui dati Auditel del 19 marzo 2019. Diciamolo pure chiaramente, dato che la rete di Discovery Italia riesce a fare di meglio anche solo con un format ormai non più aggiornato come "Cucine da Incubo". Solo 439mila spettatori per il 2%, un risultato che non fa strappare i capelli.

Sui social network, però, il prodotto televisivo ha generato una reazione violenta, per non dire gentista. Ma è una reazione facilmente prevedibile data la fattura del documentario, che sembra semplicemente fatto apposta per scatenare l'indignazione un tanto al chilo. D'altronde, qualsiasi inchiesta seria avrebbe bisogno di un contraddittorio, di un elemento che prova a mettere in dubbio, o una controparte che prova a rispondere alle testimonianze: non è questo il caso.

Nell'incredibile flusso di reazioni che si sono generate ieri sera, reazioni che sono state il trionfo del manicheismo tra gli eccessi opposti, abbiamo isolato uno dei tweet più lucidi. È del nostro collega Andrea Parrella, che sottolinea il peccato originale di questo progetto: "Approcciarsi in modo critico alla vicenda è pressoché impossibile per come viene narrata". È stato quasi impossibile, ieri sera, trovare posizioni neutre e distaccate. Questo, a parere di chi scrive, è un segnale abbastanza chiaro che dimostra come "Leaving Neverland" non voglia arrivare alla verità, ma soltanto provare a fare casino. Date le reazioni, in Italia e nel mondo, diremo qui che c'è riuscito. Questa sera, la seconda puntata.