A Storie Italiane, trasmissione condotta da Eleonora Daniele su Rai1, si discute di pensioni. A pochi giorni dalla discussione sollevata da Enzo Paolo Turchi, che ha denunciato di vivere con una pensione troppo bassa rispetto ai contributi versati, Rita Dalla Chiesa precisa che parte della responsabilità connessa ai disagi attuali sarebbe da attribuire alla poca lungimiranza di alcuni colleghi:

Chi ha sempre versato tutti i contributi, ha sicuramente una pensione dignitosa. Io, però, ho visto anche lo sperpero fatto da tante persone che hanno sprecato tutti i soldi guadagnati! Noi siamo dei privilegiati, ricordiamocelo, motivo per il quale era doveroso mettere da parte qualcosa.

Enzo Paolo Turchi portavoce di categoria

Il ballerino e marito di Carmen Russo ha spiegato che la sua denuncia pubblica mirerebbe a renderlo portavoce di una categoria di artisti: “Io sono fortunato, lavoro ancora […] ma non è giusto che tanti miei colleghi, che in passato hanno lavorato per programmi televisivi molto importanti, oggi vivano con soli 500-600 euro al mese che, secondo me, per una persona che ha versato tantissimo, sono pochi”. E rispetto al mancato controllo operato sulla questione aggiunge:

A chi dice che bisognava controllare, rispondo che negli anni ’60 e ’70 non si sapeva neppure dove fossero gli uffici, non è come oggi che basta accendere il computer per controllare. Qualcuno, devo dire la verità, ha anche sperperato…

Il caso di Maria Teresa Ruta

Maria Teresa Ruta è stata ospite della Daniele nella stessa puntata che ha visto Enzo Paolo confrontarsi con la Dalla Chiesa. La conduttrice ha raccontato il suo caso, denunciando addirittura un sistema di ricevute false e finti contributi mai versati: “Io ho scoperto di avere delle ricevute false, di contributi che mi sono stati prelevati. Contributi che all’apparenza sembravano versati. Quando sono andata a controllare, però, ho scoperto che le aziende in questione non esistevano più e i documenti, quindi, risultano falsi”. Questa prati avrebbe sostanzialmente inciso sul totale: “Erano contributi di circa 7-8 anni di lavoro”.