Domenica 20 ottobre, in occasione dei 10 anni dalla morte di Stefano Cucchi, La7 proporrà a partire dalle 14 uno speciale evento per ricordare la dolorosa vicenda del geometra romano morto in carcere nel 2009 per effetto delle percosse subite dalle forze dell'ordine subito dopo l'arresto. Una ferita ancora aperta per il Paese, sulla quale pesa molto la narrazione che i media hanno costruito attorno alla vicenda stessa.

Il caso Cucchi, speciale del ciclo La7 ricordaè un'operazione che si preannuncia molto interessante da un punto di vista televisivo proprio perché va oltre la semplice ricostruzione della vicenda e, mettendosi in discussione, prova a ripercorrere in che modo la televisione abbia raccontato il caso Cucchi, come ci ha spiegato il direttore di rete Andrea Salerno.

Direttore, senza mezzi termini lei ha definito quella per Cucchi "una battaglia civile".

La battaglia civile è, ovviamente, quella della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che è riuscita nel silenzio e nella diffidenza iniziale, con la sua tenacia, a scoperchiare quello che un po' si immaginava e ha preso col tempo contorni precisi.

Cosa vedremo nello speciale di domenica 20 ottobre?

Nel corso di dieci anni La7, ma anche altre televisioni, hanno seguito la vicenda, ma quello che mi sembrava giusto fare era proprio ricostruire come una televisione avesse tentato di raccontare la verità e provato a fare luce su questo caso. Il senso dell'operazione non è solo ricordare la vicenda di Stefano, ma ricostruire tutto il materiale di La7 sulla vicenda, dalla prima notizia di telegiornale a ciò che via via è stato. Come tutta una rete, insomma, abbia partecipato a questo racconto.

Andrea Salerno, direttore di La7
in foto: Andrea Salerno, direttore di La7

Un'operazione sulla quale si avverte l'eco de La Superstoria, il programma con materiale d'archivio che lei realizzava ai tempi di Rai3.

Si sente molto la Superstoria, è vero. Non c'è la mia voce ad accompagnare lo spettatore, ma ci sono dei cartelli scritti che danno l'idea dell'inchiesta che in maniera molto didascalica ripercorre tutto quello che è stato.

La narrazione sul caso Cucchi è cambiata molto negli ultimi anni, anche in relazione alla svolta giudiziaria relativamente recente. I media, e la TV in particolare, hanno delle responsabilità?

Sappiamo bene che media e televisioni in Italia subiscono molto gli orientamenti della politica. La vicenda Cucchi va a intrecciarsi, dal punto di vista del racconto televisivo, anche con chi comandava le reti pubbliche al tempo e quali interessi ci fossero a raccontare la vicenda.

Il discorso riguarda anche La7?

Quello che viene fuori da questa ricostruzione è che una rete televisiva come La7 si impegnò molto, sin da subito, nel raccontare un'anomalia che sembrava evidente. Il caso Cucchi si inserisce tra i tanti episodi della storia in cui la verità prima o poi verrà fuori, ma quello che è successo si percepisce quasi da subito. Che un ragazzo possa morire in quel modo, presentare quelle ferite sul corpo: che ci fosse qualcosa andato storto era evidente.

Quale sarà l'aspetto di maggiore impatto di più di questo speciale?

Mi ha colpito moltissimo l'invecchiamento delle persone, come la fatica, la solitudine, la disperazione abbiano influito sul volto di Ilaria Cucchi negli anni. Sono segni che mi fanno capire sia importante raccontare tutto questo.

Il caso Cucchi dimostra che anche per La7 è aperta la ‘stagione degli archivi'.

Sì, sono molto contento perché questa operazione permette a La7 di aprire gli archivi e lavorarci su. Non sono naturalmente gli archivi Rai, ma ci sono dentro contenuti importanti. Questa è una cosa che sto cercando di fare da quando sono arrivato a La7 e che trovo importantissima: sono dell'opinione che la memoria in questo Paese non viene usata, magari non ricordiamo la sequenza stessa degli ultimi tre mesi, figurarsi gli ultimi dieci anni.

La locandina dell’evento di La7
in foto: La locandina dell’evento di La7

Intendete continuare a farlo attaccandovi ad eventi singoli, oppure c'è una progettualità?

Lo facciamo con metodo. La7 Ricorda è di fatto una testata che abbiamo aperto, abbiamo fatto diversi speciali e spero che continueremo nel 2020. Diciamo che è un lavoro sistematico, perché l'archivio, dopo essere stato rivalutato, va messo in onda, altrimenti non si capisce e diventa poco appassionante. Operazioni come questa, unite ad esempio a ‘Uozzapp' (contenitore settimanale col materiale di archivio La7, ndr), definiscono il nostro impegno.

Insomma, il ricordo va scovato ma anche riconfezionato, altrimenti è sterile?

Non solo, questo approccio ti aiuta anche a ricordare al pubblico chi sei. Vale per tutte le reti che abbiano una storia, dalla Rai, a Mediaset, fino a La7. Io sono anche per la proposta quotidiana, perché tutto diventa più coerente.

La sua rete si muove sempre più nell'ottica di coprire quegli spazi di servizio pubblico su cui la Rai mostra qualche limite. Sono loro la concorrenza?

Non è una rincorsa alla Rai, penso che questa linea editoriale di La7, che più che servizio pubblico io definisco un servizio al pubblico, sia la matrice più forte della rete ed è quello che il pubblico chiede. Non a caso, quando ci sono emergenze politiche come quella della scorsa estate, il pubblico vuole informazione e approfondimento e viene a cercarlo da noi. Siamo investiti di questa responsabilità. Il paradosso è che La7 è una TV commerciale con il dna e gli uomini del servizio pubblico, perché buona parte di noi è nata e cresciuta lì.

Sulla rete si avvertono molto la sua visione e il suo stile. Cosa manca a La7 oggi per essere la rete che si era immaginato quando l'ha presa in gestione?

Quando arrivi in un posto nuovo devi anche comprenderne l'anima. Forse quella di La7 non era esattamente l'anima che mi aspettavo, ma adesso noi dobbiamo continuare esattamente su questa strada, rafforzando questa idea di racconto. Penso all'operazione fatta su Buscetta. Dobbiamo raccontare il presente e provare a spiegarlo con l'approfondimento. Che poi riusciamo a farlo con un po' più di satira, di immagini, di documentaristica, ben venga. Non dobbiamo tradire l'identità forte e precisa che abbiamo dato a La7 in questi anni.

Deduco che qualsiasi novità per il futuro non si allontanerebbe da questo registro.

Adesso credo ci si trovi in una fase in cui, dovessimo voler fare dell'intrattenimento, dovrà stare comunque in questa cornice di racconto.

La rete a vocazione generalista di qualche anno fa è solo un ricordo?

Una volta La7 era diversa, più generalista appunto, c'era anche dell'intrattenimento leggero. Ma era un'altra stagione e quindi forse funzionava anche avere maggiore varietà. Oggi, nella disgregazione delle reti generaliste rispetto all'offerta complessiva, credo noi dobbiamo continuare a fare questo e a potenziare il comparto digitale e la fruizione online dei contenuti. Il recente rifacimento del sito ci ha permesso di triplicare il nostro ascolto e mi fa pensare che siamo sulla strada giusta.