Rai1 ha celebrato la nascita della Vespa con il film ‘Enrico Piaggio – Un sogno italiano‘. A interpretare il protagonista è stato Alessio Boni (qui l'intervista che l'attore ha rilasciato a Fanpage.it). Ripercorriamo la storia dell'imprenditore. Enrico Piaggio, nato nel 1905 a Pegli, entra nell'azienda di famiglia nel 1927, dopo essersi laureato in Economia e Commercio. Assume la guida degli stabilimenti a Pontedera e a Pisa, dopo la morte del padre Rinaldo avvenuta nel 1938.

La Piaggio durante la guerra e il regime fascista

Durante la Prima Guerra Mondiale, la Piaggio si impegna nella produzione di materiali bellici, di carlinghe ed eliche e nella riparazione di velivoli militari, che in seguito comincia a produrre. Nel 1922, l'azienda propone un aereo bimotore chiamato P1. Due anni più tardi, produce anche il primo monoplano militare chiamato P2. Nel 1931 nasce la collaborazione tra Enrico Piaggio e il progettista Corradino D'Ascanio, che oltre dieci anni più tardi si rivelerà fondamentale nella nascita della Vespa. Intanto, la politica espansionistica del regime fascista fa crescere la richiesta di aerei e così, la Piaggio decuplica il numero dei dipendenti che passano dai 200 del 1930 ai 2000 del 1936. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale, la richiesta di velivoli militari è alta e l'azienda produce bombardieri come P108. La guerra, tuttavia, causa anche la distruzione di gran parte degli stabilimenti. Inoltre, Enrico Piaggio rischia di perdere la vita nel 1943, mentre si trova a cena nella hall di un hotel. L'imprenditore, infatti, non si alza in piedi mentre alla radio parla il generale Graziani. Così, un ufficiale della Repubblica di Salò gli spara. Riesce a salvarsi solo grazie all'asportazione di un rene.

La Vespa pensata per il popolo e per le donne

La Seconda Guerra Mondiale lascia dietro di sé un popolo stanco e sfiduciato che brancola su un cumulo di macerie. Gli impianti della Piaggio, adibiti alla costruzione degli aerei, sono danneggiati. Enrico Piaggio, però, inizia a sviluppare un'idea indirizzata al popolo che vuole ricominciare. Vuole permettere a chiunque di avere l'indipendenza di spostarsi in autonomia. Pensa agli operai che vanno a lavoro e non possono permettersi un'auto. Pensa alle donne che i tempi volevano sempre chiuse in casa a cucinare e che per spostarsi dovevano dipendere dai mariti o dai padri. Si reca da Corradino D'Ascanio: "Voglio un mezzo che metta l'Italia su due ruote, ma non voglio la solita motocicletta". L'ingegnere non si tira indietro, nonostante la sua avversione per le moto. Nelle sue memorie racconta:

"Conoscendo ben poco le moto, ho potuto considerare il problema con mentalità del tutto nuova e concepire questo inedito mezzo di locomozione seguendo criteri intuitivi: pensavo innanzitutto che il futuro scooter sarebbe servito a chi, come me, non era mai stato un motociclista…".

Perché si chiama Vespa e quanto costava nel 1946

Quando Enrico Piaggio vede che il primo prototipo esibisce una parte centrale ampia, spaziosa ma sottile e il motore emette un ronzio, esclama: "Sembra una Vespa". Così, nasce il nome dello scooter che vede la luce nel 1946. Costa 98 mila lire, che all'epoca era una cifra considerevole. Tuttavia si può pagare a rate, con un anticipo di 10 mila lire. Consuma poco, ha una velocità di 60 km/h e mette a disposizione una ruota di scorta, da usare all'occorrenza. Inoltre, la pedana che permette di appoggiare i piedi e la lamiera frontale che ripara dalle raffiche di vento, rende l'uso piacevole anche alle donne.

La consacrazione con il film Vacanze Romane

A consacrare la Vespa come icona dell'Italia nel mondo è il film Vacanze Romane. Non si hanno dettagli precisi sul ruolo che Enrico Piaggio ebbe nella scelta di William Wyler. Tuttavia, sembra che l'intenzione iniziale del regista fosse quella di usare una carrozza per l'indimenticabile scena che vede gli attori Gregory Peck e Audrey Hepburn in giro per Roma. Solo successivamente optò per un mezzo più moderno come la Vespa.

La morte di Enrico Piaggio

La vicenda umana di Enrico Piaggio si conclude nel 1965. L'imprenditore ha un malore in ufficio, mentre fuori dall'azienda gli operai stanno scioperando. Un'ambulanza lo trasporta all'ospedale di Pisa. Al suo fianco la moglie, la nobildonna Paola Antonelli (vedova del colonnello Alberto Bechi Luserna) e Antonella (figlia di Paola e Alberto, che Enrico Piaggio aveva adottato). L'imprenditore comprende che non c'è più niente da fare, così chiede di tornare alla sua villa. Muore dieci giorni dopo il malore, il 16 ottobre 1965.