Il finale di ‘Gomorra 3‘ ha lasciato l'amaro in bocca agli appassionati della serie. La morte del personaggio di Ciro Di Marzio – interpretato da Marco D'Amore – ha scatenato proteste e polemiche. Repubblica.it ha intervistato Leonardo Fasoli, uno degli autori di ‘Gomorra' insieme a Stefano Bises, Roberto Saviano, Maddalena Ravagli e Ludovica Rampoldi. Fasoli ha spiegato perché la morte di Ciro era necessaria.

È una guerra, nessun personaggio è al sicuro

Fasoli ha spiegato che nessun personaggio della serie può sentirsi al riparo da un'uscita di scena: "Abbiamo fatto un patto narrativo: non guardare in faccia a nessuno. Raccontiamo una guerra, non ci si può sentire al sicuro. […] È la storia di una guerra permanente dove nessuno è mai sicuro di poter sopravvivere, anche se nell'ambito dei clan sei una figura di rilievo, o se apparentemente sei un ‘vincitore'. Non puoi mai sapere se il tuo boss ti manda a morire per una stupidaggine, non sai se puoi fidarti del tuo migliore amico perché la caratteristica delle situazioni di guerra è proprio l'assoluta incertezza. Ed è quella che noi vogliamo trasmettere. È connaturata al mondo che andiamo a raccontare".

Il senso di incertezza degli esponenti dei clan

Fasoli ha avuto modo di incontrare persone che hanno vissuto sulla loro pelle storie simili a quelle raccontate nella serie e ciò che lo ha colpito di più è stato proprio quel senso di "assoluta incertezza" che li accomunava. Sembravano consapevoli di un destino segnato che li avrebbe portati o in carcere o a riempire una tomba. Gli autori hanno voluto tenere fede alla realtà di quel mondo: "I personaggi muoiono in tanti modi diversi, noi dobbiamo avere il coraggio di tirare dritti, non dobbiamo forzare i fatti solo per fare contento il pubblico. Un racconto così costruito lascia aperta la vicenda a qualsiasi accadimento, mentre al contrario se ci sono personaggi che tu non tocchi mai, alla fine sai chi è che vince e chi è che perde".

Ciro Di Marzio si aspettava di dover morire

La morte non è arrivata del tutto inaspettata per il personaggio di Ciro: "Ciro un po' se lo aspetta, da tempo è condannato. Anche se, dopo il suo ritorno, ha cercato una sorta di riscatto fuori da quelle logiche. Ma per lui non c'è più spazio, né all'interno di quel mondo né fuori, perché non gli è rimasto niente". Infine ha chiarito che il personaggio ha ormai detto addio alla serie e non spunterà nella quarta stagione: "No noi non facciamo quei trucchi tipici delle serie molto lunghe, dove ci sono personaggi che muoiono e poi rispuntano. Semmai lo dichiariamo subito, com'è stato per Genny che si pensava morto e invece venne inquadrata la mano che si muoveva".