La pay-tv è in crisi, ora è ufficiale. I dati che emergono dagli Stati Uniti non fanno certo sorridere i colossi dell'intrattenimento a pagamento via cavo: 3 milioni di abbonati hanno disdetto il servizio alla pay-tv nel 2018, il doppio del 2017. Il motivo? Semplice. La diffusione e l'ormai consacrazione dei servizi internet on demand come Netflix, Amazon Prime Video e, negli States molto diffuso come terzo operatore, Hulu.

Il calo di abbonati negli USA

I numeri diffusi dallo studio Leichtman Research Group rilevano che la perdita maggiore l'hanno subita i network DirecTv (gruppo AT&T) e Dish Network. Bruce Leichtman, presidente e principale analista di Leichtman Research Group, ha dichiarato che le perdite nette della pay-tv, dal 2012 a oggi, ammontano a circa 10 milioni di dollari, così come il bilancio del numero degli abbonati è progressivamente in rosso. Un crollo drammatico compensato solo in parte dai cosiddetti "skinny bundle", gli abbonamenti light via internet (per intenderci, quello che da noi Sky offre con "Now Tv") che misurano una lieve crescita.

Il problema italiano

Alla base di questo calo di abbonati, il progressivo aumento dei prezzi oltre a uno scenario in cui all'abbonato basta l'offerta più economica proposta dai competitor come Netflix, Amazon Prime Video e Hulu. Quello che accade negli States è una cartina tornasole, con numeri ben più grandi, di quello che sta accadendo qui in Italia. A preoccupare ulteriormente i broadcast nostrani, la pirateria alla quale è stata già dichiarata guerra: "È il nostro principale competitor" ha dichiarato la vicepresidente esecutiva italiana di Dazn, Veronica Diquattro.

La guerra al ‘pezzotto'

Contrariamente all'opinione diffusa, il "pezzotto" non è un prodotto solo italiano. In tutta Europa è diffuso il meccanismo che permette di vedere in maniera illegale le tv, in chiaro e in pay, di tutto il mondo. Quelli più diffusi in Italia, sono le tipologie che consentono di vedere ovviamente le piattaforme a pagamento nostrane: Sky, Mediaset Premium, Dazn e persino Netflix. Un giro d'affari che muove milioni di euro e che rappresenta un brutto colpo alle aziende della pay-tv.