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Io me la ricordo Anna

Io me la ricordo Anna Marchesini e sarà difficile dimenticarla. Oggi di lei resta un modello di donna che sarà difficile replicare.
A cura di Eleonora D'Amore
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Io me la ricordo Anna, quando recitava con il Trio. Me la ricordo quando teneva testa a Massimo Lopez e Tullio Solenghi ed era poco più di una ragazza. Avvenente, gambe chilometriche, un fisico importante. Avrebbe potuto essere un ostacolo la sua bellezza, quel fascino disinvolto di donna dello spettacolo alle prime armi. Non fu così, perché Anna Marchesini era una donna intelligente e le donne intelligenti sono molto più pericolose di quelle avvenenti, hanno armi che i tacchi a spillo non possono comprendere. Non aveva paura di mostrarsi provocante Anna, era consapevole che la sua più grande provocazione era l'ironia e io gliela invidiavo tanto. Me la ricordo ancora ancheggiare come una splendida mannequin e imbarazzare gli uomini, con la parola più che con lo sguardo.

Me la ricordo bene Anna la trasformista, quando passava dalla promessa sposa Lucia, incoronata con le luci di Natale, alla sessuologa Mereope Generosa, vittima dei suoi stessi tabù verbali. Era Bella Figheira, la signorina Carlo, un'irresistibile Gina Lollobrigida ‘sfrattata dall'Appia antica', la Giulietta ‘burina' della Garbatella, la signora Flora ‘tanto caruccia', la cameriera secca dei signori Montagnet, ma più di tutto per me era la seria giornalista sexy del Tg, che dava le notizie dagli Interni frugando nella scollatura. Sono cresciuta con lei e forse, inconsapevolmente, ho fatto tesoro di quel suo modo di esorcizzare la vita con un sorriso, di sbeffeggiarla, relativizzarla, possederla e spesso ‘controllarla'. Con lei ho scoperto la forza dell'ironia, che spesso era autoironia, l'arma più grande della quale una donna possa disporre. E in più era bella e desiderata, ma anche di questo rideva. E io anche questo le invidiavo.

Me lo ricordo quando con mia sorella vedevamo gli spettacoli del Trio in tv e dopo facevamo a gara a chi replicava meglio i suoi personaggi. Ore e ore a ridere della stessa battuta o semplicemente di un fermo immagine, un'espressione del volto spesso bastava a ridurci in lacrime sopra quel divano. Mi ricordo quando era ospite in qualche show di Baudo e la vedevo avanzare con abiti da sera molto seducenti, indossati con lo sguardo basso di chi si sente nudo senza gli abiti di scena. Ebbe un forte ascendente su di me quel binomio fatto di consapevolezza e fragilità, quel non sentirsi mai abbastanza pur essendo tutto.  Così ho capito negli anni che non è stato un caso tutto quello che la vita le ha donato nel primo atto di un immenso spettacolo dal finale aperto, ricco d'amore e in assenza di un reale sipario.

Che il sipario rimanga aperto allora, perché io me la ricordo Anna quando diceva "Sono così interessata, appiccicata, morbosamente ghiotta e obesa di vita. Sono così interessata nella vita che mi interessa pure la morte che di essa è il finale, e non è detto". Infatti Anna, non è detto e io spero tanto di poterti incontrare un giorno, perché quel ‘e siccome che sono cecata‘ ancora non mi esce tanto bene.

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