Il giornalista Jort Kelder è finito nella bufera dopo una dichiarazione sull'emergenza coronavirus che ha prima destato scalpore nel suo Paese, l'Olanda, e poi ha fatto il giro sui quotidiani di mezzo mondo. “Stiamo salvando gli ottantenni obesi che fumano. È bene bilanciare gli interessi, chissà quanti danni economici comporterà il salvataggio di persone che sicuramente potrebbero morire entro due anni” ha dichiarato nel corso della sua trasmissione radiofonica, facendo tanto di quel rumore da essere diventato, in breve tempo, facile bersaglio sui social.

La replica di Jort Kelder

Il giornalista olandese 55enne, amico intimo del primo ministro Mark Rutte, ha tentato di aggiustare il tiro dopo qualche giorno e, pur non ritrattando, ha voluto specificare a sua discolpa: "Non sono un assassino come mi state dipingendo, non stavo mica suggerendo di uccidere anziani obesi, al contrario invitavo a proteggerli. Cerchiamo di aiutarli, ma prestiamo anche attenzione all’economia. Pensiamo sempre alla salute, ma siamo sicuri che sia prioritaria rispetto all’economia?".

Jort Kelder ha aggiunto di essere stato insultato, sia sui social che privatamente, ma di aver ricevuto immensa gratitudine da parte di "molti imprenditori", che si sarebbero sentiti difesi e tutelati dalle sue considerazioni. Resta che il momento così delicato legato all'informazione sul Covid-19 a livello mediatico porta con sé la normale conseguenza dell'amplificazione di parole, pensieri e considerazioni, soprattutto se poste in modo così tranciante. D'altronde, le reazioni più accese sono avvenute in primis in Olanda, sua nazione di origine, e poi sono diventate virulente in un flusso di tweet internazionali.

La frase infelice del dott. Christian Jessen

La stessa cosa accadeva solo qualche settimana fa, il 13 marzo, poco dopo il lockdown dell'Italia, quando il dott. Christian Jessen, medico e conduttore del programma inglese Malattie imbarazzanti, aveva affermato che gli italiani stavano usando la pandemia di coronavirus come scusa per avere una “lunga siesta”. Anche lui, come Kelder, aveva tentato poi di autoassolversi, spiegando che era stato frainteso nel tentativo di sdrammatizzare un clima di panico generale.