Tra gli argomenti più ricorrenti delle ultime settimane ci sono certamente i casi di molestie sessuali che stanno mettendo in crisi l'establishment del mondo dello spettacolo internazionale e che, da alcuni giorni, hanno definitivamente coinvolto anche l'Italia, con le accuse rivolte ad un noto regista italiano.

Le accuse a Brizzi, ormai lo sappiamo, sono emerse principalmente tramite stampa e tv. Non è del tutto assurdo che questo accada, trattandosi di un chiaro caso nel quale un grande tabù potrebbe essere sfatato mettendo fine al silenzio e alla reticenza grazie al potere dei mezzi dei media. Ma i simposi sul tema ai quali si assiste da giorni, organizzati nei salotti della tv pomeridiana e domenicale, rischiano di mettere seriamente in discussione la serietà dell'argomento. Si è infatti diffusa la teoria distorta secondo la quale, siccome si parla del mondo dello spettacolo, chiunque faccia parte del suddetto sia chiamato e legittimato a dire la sua. E qui viene in mente l'antico adagio che recita: se ne parla chiunque, è come se non ne stesse parlando nessuno.

Il 19 novembre Barbara D'Urso, a Domenica Live, ha dedicato un'ora di talk alle accuse a Fausto Brizzi. In studio ci sono Clarissa Marchese, che continua a precisare di aver raccontato il suo incontro con Brizzi per dare forza a chi ha subito molestie (pur precisando di non aver subito una molestia), Eva Henger che accusa l'assente Miriana Trevisan di aver detto delle bugie su suo marito defunto, Daniele Interrante che attacca le donne in cerca di visibilità e critica la presenza in studio dell'ex tronista Rosa Perrotta, a sua volta presente per aver raccontato la sua esperienza quando aveva 20 anni. Chiudono il cerchio Vladimir Luxuria e Roberto Alessi.

Sembra un grande bar, con tutti i personaggi da bar del caso, ognuno a interpretare la propria parte di copione. Nessuna presenza che spieghi legalmente dove stia il limite nell'abusata distinzione tra la molestia e l'avance, non una parvenza di dichiarazione ufficiale che aggiunga elementi al racconto, applausi scroscianti a chi grida nel modo più incisivo la sua opinione e una grande confusione nelle prese di posizione che non fa comprendere cosa sia eventualmente accaduto e chi stia dalla parte di chi.

Non ci sono esclusive sui temi da trattare e nessuno può stabilire, dall'alto, di cose si debba o non si debba parlare in tv. La D'Urso, inoltre, non è la sola ad aver affrontato il tema in questi giorni. Ma farlo così, con approssimazione, confusione e i toni distorti del populismo non solo non serve a nulla ma risulta dannoso e a tratti conservativo, come se si stesse cercando una strada per normalizzare un tema che, come tutti gli altri, verrà dimenticato quando l'attenzione pubblica scemerà. Non dovrebbe mai andare in questo modo, ma in questo caso, su questo argomento, non può e non deve andare così.