Dopo il post di avvertimento "Basta soubrette, ora le denunciamo", il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino mantiene in un certo senso la promessa ed annuncia in un nuovo post la prima denuncia nei confronti di Barbara d'Urso, per esercizio abusivo della professione giornalistica. Un esposto che arriva proprio nella giornata in cui si manifesta contro la violenza sulle donne, con Iacopino che ricorda che il "femminicidio" si consuma anche "oltre la morte", attraverso "l'oltraggio alla sua vita e a quello della sua carne: i suoi figli". Il presidente, prima di annunciare l'esposto, ricorda ancora una volta che "la signora Barbara d'Urso non è giornalista", e che "non pensavo solo a lei, non agiremo solo nei suoi confronti".

SOUBRETTE E INFORMAZIONE. LA PRIMA DENUNCIA. Migliaia di persone (la stragrande maggioranza colleghi) hanno letto il post BASTA SOUBRETTE, ORA LE DENUNCIAMO. Esattamente, per gli amanti delle statistiche, 57.504 al momento di questa nota. In 691 lo hanno condiviso, raggiungendo così altre migliaia di cittadini. In 1.663 hanno manifestato apertamente il loro gradimento e un numero significativo ha deciso di aggiungere un commento (qualche isolata critica non è mancata: è la democrazia e va bene così). C’è chi, in privato, mi ha chiesto di non fare mucchi, mettendo tutti i “contenitori” o le trasmissioni sullo stesso piano. Non ci pensa nessuno.
La cosa che mi ha colpito di più è che praticamente tutti hanno pensato mi riferissi alla signora Barbara D’Urso (che non è giornalista). Non pensavo solo a lei, non agiremo solo nei suoi confronti. Mi arrivano le prime segnalazioni in tema di esercizio abusivo della professione. Dobbiamo controllarle, ovviamente (ne capite le ragioni, vero?) e, quindi, occorrerà del tempo.
Ma ho firmato la prima denuncia/esposto proprio nei confronti della signora D’Urso. E’ indirizzato a due Procure della Repubblica (Milano e Roma), all’Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali e al Comitato Media e minori.
Valutino loro. Hanno gli strumenti e, direi, il dovere di farlo.
Il femminicidio non si consuma solo con l'uccisione di una donna, ma, oltre la morte, anche con l'oltraggio alla sua vita e a quello della sua carne: i suoi figli.

Che tirasse una brutta aria, noi operatori dell'informazione online da sempre a stretto contatto con i nostri lettori, con la loro pancia,  lo avevamo già capito. La "televisione del dolore" ha ormai colmato ogni misura e proprio sulle nostre pagine, sono state tantissime le segnalazioni dei lettori che non hanno gradito l'eccessiva drammaticità del caso "Elena Ceste" in determinate trasmissioni.

Questo parte dell'esposto firmato da Enzo Iacopino:

Si susseguono nel programma televisivo "Domenica Live" trasmesso da Canale 5 (Mediaset), interviste curate dalla conduttrice Barbara D'Urso e realizzate dalla stessa con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento dei minori, dinnanzi cui finanche il diritto di cronaca trova un limite sancito sia dalla legge e sia dalle carte deontologiche che regolano la professione giornalistica. Si evidenzia, pertanto, che la signora D'Urso pur non essendo iscritto all'Albo dei giornalisti, compie sistematicamente un'attività, l'intervista, individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettarne le regole, con negative ripercussioni all'immagine di quest'Ordine.