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Il fallimento di Che Cielo che Gol: la colpa non è della Ventura

Il programma viene ridimensionato e suddiviso in due fasce ridotte, al pomeriggio e alla sera, il che ne attesta i risultati non soddisfacenti. Me il demerito è di una Simona statica o di Cielo, che ha preteso da lei la ventata innovativa di cui non era capace?
A cura di Andrea Parrella
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Il mistero riguardante l'assenza (o meglio l'orario posticipato di Che Cielo che Gol nei palinsesti di Cielo di ieri è stato presto spiegato quando alle 17 si è percepito come Simona Ventura e Alessandro Bonan si sarebbero divisi i compiti della giornata: lei fino alle 18,30 per guidare la trasmissione verso il treno dei gol di serie A; lui, in serata, per fare lo stesso sino alle immagini in esclusiva del posticipo. La nuova avventura calcistica di Simona Ventura, giunta su Cielo per contribuire allo sviluppo della nuova rete in chiaro cercando di sfruttare il forte legame con la piattaforma Sky è stato subito ridimensionato, il tempo di qualche mese.

Era un fatto che si poteva percepire dall'atteggiamento della rete stessa, che nei primi mesi, in determinate circostanze si era anche rifiutata di comunicare, come d'abitudine, i dati d'ascolto, inferiori all' 1%. E però c'è una cosa che sorprende, senza provare assolutamente a difendere il prodotto della Ventura che noi di Fanpage, qualche settimana fa, avevamo sintetizzato con la frase "Il nuovo che non trovo": cosa si aspettava Cielo da questa esperienza? Simona Ventura e la squadra tutta sono di certo condannabili per non aver saputo ideare qualcosa che stuzzicasse l'immaginario e l'interesse del pubblico potenziale di Cielo (già pensare allo stesso calcio non può che porti al centro di due estremi, Quelli che... e Sky, dai quali puoi solo rubare a piccole dosi qualcosa, ma con le quali non puoi pretendere di competere subito).

E allora la domanda è: quali erano le aspettative? A Cielo sono stati davvero così sprovveduti da credere di andare immediatamente oltre il 4%, registrando degli ascolti record? Citando l'analisi di Tv Blog sul tema, c'è un'affinità profilata, per Simona Ventura, con la parabola di Cristina Parodi, costretta a chiudere dopo un esperimento di tre mesi: ebbene, posto che i due prodotti non credo siano paragonabili, come si può chiedere alle due di essere il motore innovativo di una rete? La generazione delle nuove Tv dell'era digitale non ha provocato un'azione troppo diversa da quella della Fininvest, sul finire degli anni '80, con i grandi acquisti a suon di quattrini dalla Rai. Eppure non mi pare che Mike Buongiorno o Pippo Baudo confezionarono prodotti così differenti da quelli che impacchettavano per il servizio pubblico.

A personaggi del genere si chiede di prestare un volto, un'autorevolezza mediatica della quale sarebbero accreditati per poter drenare pubblico, che è un'idea assolutamente inadatta a sposarsi con l'innovazione, semmai tendente all'antitesi di questo concetto. Sono tempi diversi, l'effetto "nuova rete", oltre a non interessare nessuno, stavolta nemmeno c'era, trattandosi semplicemente di un ammasso di frequenze (quelle di Cielo), in un mare immenso di offerta. Simona Ventura avrà pure perso tutto il suo appeal, è probabile, ma l'errore in questo caso lo commette la rete, credendo di poter campare di luce riflessa.

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