L'operato della magistratura in Sicilia a cavallo tra anni '80 e '90 è stato un argomento esplorato a più riprese dalla serialità televisiva italiana. L'immaginario collettivo del pubblico è stato sollecitato moltissimo su uno degli argomenti più sensibili, per certi versi torbidi e oscuri, della storia italiana. Recentemente Rai1 ha dedicato un film in due puntate a Rocco Chinnici e Canale 5 ha raccontato le storie di quattro personaggi della società civile e dello Stato che hanno lottato contro la mafia e le vicende di figure iconiche come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono state approfondite più e più volte da prodotti televisivi di stampo popolare. In questo filone si inserisce "Il Cacciatore", serie tv diretta da Stefano Lodovichi e Davide Marengo (sei episodi a testa) che racconterà le vicende del magistrato Saverio Barone, pubblico ministero che nei primi anni ’90 diventa protagonista della caccia ai mafiosi nella stagione successiva alle stragi di Capaci e via D'Amelio.

Il protagonista è interpretato da Francesco Montanari, calatosi in un altro personaggio complesso dopo essere stato tra i protagonisti di uno dei primi prodotti seriali di respiro internazionale prodotti in Italia come "Romanzo Criminale". La serie in 12 episodi, ispirata al romanzo scritto dal magistrato Alfonso Sabella "Cacciatore di mafiosi", andrà in onda su Rai 2 a partire dal 14 marzo, ogni mercoledì, ma già dall'11 marzo i primi due episodi saranno disponibili su RaiPlay, come accaduto per altri prodotti Rai negli ultimi anni, da "Non Uccidere" a "L'Ispettore Coliandro", fino al più recente "La Linea Verticale".

La trama de "Il cacciatore"

Le vicende narrate vedono Barone, appena trentenne, impegnato nella lotta alla spietata mafia corleonese in piena ascesa. Un impegno nel quale si trova coinvolto all'improvviso, chiamato a far parte del pool antimafia dopo aver deciso di denunciare un suo superiore sospettato di collusione con Cosa Nostra. Dopo la diffidenza iniziale Barone conquista la fiducia dei colleghi, mostrando talento e grandi capacità investigative e ritrovandosi tra le mani l'incarico di indagare su Leoluca Bagarella (David Coco) e Giovanni Brusca (Edoardo Pesce), boss mafiosi mente e braccio dietro l’omicidio di Giovanni Falcone, nonché responsabili del rapimento e della detenzione del dodicenne Giuseppe Di Matteo (Antonio Avella), figlio di un pentito di mafia. La lotta a Cosa Nostra, il pericolo costante, le atrocità con le quali ha a che fare, la necessità di anticipare le mosse di uomini senza scrupoli e la battaglia per salvare il bambino diventeranno per il pm delle vere e proprie ossessioni, che lo costringeranno a fare i conti con il proprio passato ed abbassare le proprie difese, mettendo in discussione le certezze della sua vita, soprattutto la sua compagna Giada (Miriam Dalmazio), madre di sua figlia Carlotta. Non si tratterà solo del racconto del cacciatore, ma anche delle sue prede. La serie diretta da Stefano Lodovichi e Davide Marenco (sei episodi a testa) narra delle loro manie e debolezze, come quelle di Leoluca Bagarella, che vive il dolore di non riuscire a concepire un figlio con sua moglie Vincenzina (Roberta Caronìa), o di Giovanni Brusca, che soffre la sua latitanza e immagina una scalata al potere.

La "nuova" fiction Rai

Le premesse sono quelle di un prodotto televisivo di rottura rispetto alla classica (e necessaria) vulgata popolare sulla lotta tra Stato e potere mafioso, meno segnata toni agiografici e celebrativi che hanno spesso caratterizzato i prodotti di genere del servizio pubblico in passato. Al contrario "Il cacciatore" pare più vicino a recenti titoli Rai meno edulcorati e di successo, su tutti "Rocco Schiavone" (prossimamente la seconda stagione su Rai 2), capace di dare un impulso alla fiction di casa Rai e aprire una strada che porta a produzioni meno legate alla tradizione nostrana e più propense a uno stile internazionale.