Da anni Renzo Arbore evoca il ritorno dell'indice di gradimento come antidoto al gelido dato numerico degli ascolti. Eppure la prima puntata di "Guarda… stupisci", che arrivava su Rai2 a quasi un anno esatto dall'esperienza celebrativa di "Indietro tutta 30 e l'ode", è stato un trionfo proprio in fatto di ascolti. Ne parliamo con Andrea Delogu, che insieme a Nino Frassica affianca Arbore in queste due puntate di excursus sulla canzone umoristica napoletana e, più in generale, sul potere dell'ironia.

Si era parlato di un programma popolare, ma per affezionati. Mi pare si sia andati ben oltre le aspettative…

Decisamente. Prima di andare in onda tanti mi chiedevano un pronostico e per me era impossibile cercare di capire quanto si potesse fare. È una trasmissione nuova, diversa da "Indietro tutta 30 e l'ode" che celebrava un programma specifico e andava a pescare già nella memoria. Questo invece è fatto proprio dal niente, su due piedi, inventato da Renzo, Nino, Ugo Porcelli. È un programma che ha cercato di fare da ponte tra la televisione fatta bene, la musica umoristica napoletana e i nostri tempi. Era veramente un'incognita e stamattina quando mi è arrivato il messaggio con quel risultato semplicemente non ci volevo credere.

Un programma il cui scopo dichiarato era di offrire uno spettacolo che ”divertendo, insegna". Ma secondo te l'ironia, il cazzeggio, si possono insegnare?

Ci si può provare. Se non sei stato abituato e poi, piano piano, qualcuno te la fa notare e ti piace, puoi imparare ad utilizzarla. Detto tra virgolette – ma veramente tra virgolette – sono state dette più cose scabrose ieri in modo elegante, con doppi sensi impacchettati in modo tale da non dare fastidio a nessuno, che negli ultimi anni di televisione. Questo è il super-potere di Renzo: riuscire a dire queste cose, ma in modo elegante.

Posto che l'essere napoletano, nella visione di Arbore, presuppone possedere tutta una serie di qualità umane, tu cosa pensi di avere di napoletano?

Io sono romagnola e posso dirti che, da quanto mi è parso di capire lavorando da molti mesi a Napoli, i romagnoli e i napoletani si somigliano molto. Trovo in questa voglia di non tenere tutto per sé una forma di accoglienza che ci accomuna.

Sei considerata per forza di cose un'erede della Tv arboriana. Secondo te oltre a te chi altro può raccogliere il testimone della tradizione della televisione artigianale?

Io ovviamente faccio fatica a dirti chi possa essere Renzo se non Renzo. Però una risposta a questa cosa l'ha già data lui nei giorni scorsi: si rivede in Fiorello. Ed è vero, cioè quando tu vedi Rosario rivedi quella cosa lì, quell'improvvisazione, quella conoscenza quasi maniacale e istintiva della comunicazione televisiva e radiofonica.

Visto che gli appassionati di radio e Tv – vedi me – proveranno nei tuoi confronti un'invida che rischia di sconfinare nell'odio, ti fai perdonare raccontandoci un aneddoto inedito di Arbore e Frassica?

Ti dico soltanto che ieri sera stavamo guardando la trasmissione insieme, come è da tradizione. È finita all'ora che è finita, tipo l'una di notte, e io ero a pezzi, sfinita. Stavo andando a dormire e loro sono rimasti lì ancora a parlare, a disquisire, fare previsioni per l'anno prossimo. Non so come facciano.

È una mezza notizia questa, vuol dire che l'anno prossimo si rifa…

Ehm… boh… speriamo (sorride, e non poco). Sai che Renzo ama stupire. Magari arriverà il momento in cui lo annuncerà e io mi auguro a prescindere che accada.