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Gli ascolti olimpici della Rai, errori di forma o successo clamoroso?

I dati d’ascolto olimpici pubblicati dalla Rai decretano un risultato non eccezionale, vista l’assenza assoluta di concorrenza. Dubitiamo un punto dell’annuncio che, se vero, significherebbe un dato dalle dimensioni enormi e, di fatto, un successo clamoroso dell’azienda.
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A cura di Andrea Parrella
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La Rai ha pubblicato i dati di ascolto rilevati per la trasmissione delle Olimpiadi di Londra 2012. L'analisi, come i telespettatori sapranno, prende in considerazione una programmazione divisa tra duecento ore di trasmissione divise tra Raidue – Canale Olimpico e RaiSport1, e altrettantoper quel che riguarda la copertura radiofonica dell'evento. I dati sono incoraggianti, di sicuro dettano una supremazia tra le reti generaliste, piuttosto timide e dimesse nella concorrenza. Andrebbe fatto un discorso a parte per la lotta con Sky, sia perché non esisterebbero termini di paragone precedenti e soprattutto perché la valutazione non sarebbe omogenea, così come le diverse platee che caratterizzano Rai e Sky. L'ascolto medio di Rai 2 è del 21% con 2,5 mln di ascolti, mentre RaiSport 1 ha realizzato una prestazione media di 421 mila  telespettatori, col 2,9 di share, 9 milioni di contatti complessivi e picchi da 1,9 milioni di telespettatori. E' risultata la rete più vista tra le non generaliste nella fascia oraria che va dalle 20.30 alle 22.30.

Abbastanza scontata la prevalenza di partecipazione maschile (si parla pur sempre di sport, seppur eterogenei). Meno auspicabile, ma altrettanto prevedibile, era invece la caratterizzazione socio culturale dello spettatore olimpico ed anche la sua localizzazione geografica permanente: si parla infatti di un livello socio-culturale medio alto, stessa cosa vale per quello economico e sono stati rilevati maggiori riscontri nella zona centro settentrionale del territorio italiano. Forse motivato da un semplice interesse maggiore per alcune zone regionali specifiche, attinenti a quell'area, ma più probabilmente dettato da una "diseducazione" allo sport vario (e non solo calcistico) che al sud diventa ancor più pesante che nel centro settentrione.

Rai 1 è regina degli ascolti per quel che riguarda la cerimonia d'apertura con 5.531.000 spettatori di media e picchi di 8 milioni, 42,6% di share. Non contano tanto i numeri in questo caso, specie per i profani, quanto il fatto che si sia trattato della cerimonia d'apertura più seguita di sempre, da che esistono i rilevamenti Auditel, che sarebbe un po' un riconoscimento di merito a Londra e alla sua organizzazione, se non semplicemente a Danny Boyle.

L'evento più seguito è stato la gara femminile dei 200 sl di nuoto, con protagonista sfortunata Federica Pellegrini. di quegli 8mln di italiani attaccati alla Tv non si sa quanti fossero a fare realmente il tifo e quanti a sperare che la Pellegrini perdesse, per associare con gusto (cattivo) le sue vicende personali allo scarso risultato ottenuto.

Ciò che più incuriosisce del comunicato diffuso dall'ufficio stampa Rai, è la parte relativa al confronto con i risultati delle precedenti Olimpiadi. Si precisa ad inizio capoverso un'impossibilità di confronto con altre manifestazioni condizionate da un fuso orario particolare (vedi Sidney 2000 e Pechino 2008). Nel prosieguo si cita testalmente: l’unico benchmark 8punto di riferimento per una misurazione, ndr) possibile è quello con le Olimpiadi di Atene 2004, rispetto alle quali quelle del 2012 hanno realizzato, nonostante il differente scenario competitivo “post-digitale”, un volume di ascolto sostanzialmente invariato.

Non si riesce ad intuire l'uso di quel "nonostante" e di quel "sostanzialmente" a fine capoverso. Il motivo è presto detto: pare difficile riuscire a realizzare un volume d'ascolto "sostanzialmente" invariato "nonostante" nel 2004 non sussistesse il problema della tecnologia digitale che ha frammentato gli ascolti di chiunque,  "nonostante" nel 2004 non fosse di pari livello la migrazione dei telespettatori su internet, "nonostante" nel 2004 non ci fosse un concorrente come Sky, che ieri ringraziava, per la partecipazione, il suo pubblico sulla carta stampata nazionale. Forse si voleva intendere che il rapporto dei volumi è lo stesso, dovendo considerare un ovvio decremento dei numeri dovuto ai fattori discriminanti sopracitati?

E' probabile si tratti di un piccolo errore di comunicazione. In caso contrario, se i numeri dovessero essere davvero gli stessi di Atene 2004, allora sì che la Rai potrebbe gridare al capolavoro e ad un successo clamoroso.

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