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“Gli anni spezzati”, nessuno storico e un ex MSI tra i consulenti della fiction

La fiction sugli anni di piombo trasmessa da Rai1 continuerà ad essere criticata, da chi la ritiene revisionista a chi crede racconti verità parziali. Di fondo, il problema principale è aver affidato la consulenza storica a tre persone che storiche non sono.
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A cura di A. P.
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Dalla scorsa settimana la mole di polemiche sollevatasi sulla fiction di Rai1 in sei puntata incentrata su tre episodi dirimenti degli anni di piombo (Calabresi-Pinelli, Sossi……) è stata alquanto imponente. Se da una parte c'era chi lamentava la qualità scadente in termini tecnici nella realizzazione del prodotto finale, molti si sono concentrati, questa volta, sulla veridicità delle versioni narrate per raccontare le vicende ai telespettatori. L'opinione personale del sottoscritto ritenne che la parte relativa al commissario Calabresi interpretata da Emilio Solfrizzi soffrisse del difetto di forma congenito alla Rai, quello di dire tutto pur di non dire nulla, non passare alcuna informazione utile affinché lo spettatore possa farsi un'idea. Vero che sia o meno, qualche giorno dopo la messa in onda della fiction a parlare è stato il figlio di Luigi Calabresi, Mario, direttore del quotidiano La Stampa, il quale ha sostenuto che la figura di suo padre sia stata rispettata.

Indipendentemente dalle questioni di merito, una questione sostanziale è urgente da chiarire: oltre al regista e agli stesori della sceneggiatura, chi ha contribuito a delineare il periodo storico nel modo in cui è stato narrato nelle prime tre puntate e nelle prossime tre che andranno in onda? La considerazione interessante in merito la fa Christian Raimo su Minima&Moralia, quando criticando ferocemente "Gli Anni Spezzati" segnala come nei titoli iniziali non compaia alcun riferimento alle fonti storiche, mentre nel finale il regista Graziano Diana cita tre nomi in qualità di consulenti storici: Adalberto Baldoni, Luciano Garibaldi e Sandro Provvisionato. E' curioso leggere le tre rispettive biografie (basta cercarle su Wikipedia), per capire che esiste un problema di fondo.

Il problema di fondo, volendo, può non essere che  Adalberto Badaloni, giornalista e scrittore con alle spalle una movimentata attività politica, sia stato vicesegretario nazionale del Movimento Sociale Italiano e componente del Comitato centrale dello stesso dal 1965 al 1995. Potrebbe non essere nemmeno l'apparente tendenza destrorsa di Luciano Garibaldi, giornalista professionista pure lui, che lavorò per Montanelli al "Giornale", poi per "Avvenire" e ancora, di recente, editorialista de "L'Indipendente" e "Il Giornale". E potrebbe a maggior ragione non risiedere in Sandro Provvisionato, giornalista per l'Ansa che è stato anche caporedattore di cronaca al Tg5 ed ha collaborato con Toni Capuozzo alla realizzazione di "Terra", definito "giornalista di sinistra con un passato giovanile negli organismi di estrema sinistra", il che bilancerebbe pure l'orientamento politico degli altri due.

Il problema sta nei titoli, in una definizione: di tre consulenti storici, la sola verità è che nessuno dei sia uno storico di professione. L'orientamento politico si pone come un problema proprio quando alla base non c'è questo dato. Perché lo si ribadisce, la storia, la sua narrazione, per quanto abbia il dovere di approssimarsi sempre alla realtà dei fatti, può avere senza dubbio delle sfumature, essere letta con filtri differenti (che non vuol dire fare revisionismo), ma perché la si possa interpretare, c'è bisogno che si confermi di conoscerla. Questo non delegittima a priori come persone i tre consulenti storici de "Gli Anni Spezzati", semplicemente li delegittima come consulenti storici. Aggiungere in calce che, come da comunicato, la scelta del regista di non avvalersi di consulenze storiche sia appunto una scelta, non attutisce la gravità del problema. Anzi, semmai acuisce.

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