La prima stagione di Imma Tataranni – Sostituto Procuratore sta per finire e ci si avvia verso la conclusione di un prodotto di grandissimo successo per questo inizio stagione di Rai1, con un riscontro di pubblico per certi inatteso, frutto della qualità della produzione, della fortunata scelta dell'attrice protagonista e del cast tutto, ma anche per l'ambientazione, la Basilicata, capace di sparigliare le carte rispetto alle ambientazioni tradizionali di fiction e serie TV.

Tra coloro che meglio hanno restituito una Basilicata autentica c'è Giuseppe Ragone, interprete nel cast del giornalista Pino Zazza. Lucano di origini, tra poco al cinema con "Uomini d'oro" al fianco di Morelli, Leo e De Luigi, Ragone è entrato nel cast di Imma Tataranni dopo aver lavorato alle selezioni degli attori. Era certo, quindi, che potesse raccontare a Fanpage.it cose insolite di questo prodotto televisivo atipico.

Giuseppe Ragone in una scena di "Imma Tataranni"; nei panni di Pino Zazza.
in foto: Giuseppe Ragone in una scena di "Imma Tataranni"; nei panni di Pino Zazza.

Giuseppe, Imma Tataranni si avvia al finale e tu hai avuto un ruolo particolare in questo progetto.

Io sono stato coinvolto nel progetto quasi agli albori, perché sono stato spalla nella fase dei provini, quando si cercava ancora una protagonista. Essendo io lucano, il regista Francesco Amato, piemontese, si è affezionato e mi ha chiesto di rimanere anche perché potessi restituirgli qualcosa della Basilicata, tra accento e dialetto. Si è stretto quindi un bellissimo rapporto con lui, che mi ha portato a seguire tutti i provini, fino a quando non è stata scelta Vanessa Scalera.

Quindi tu eri presente al suo provino?

Sì, ero presente e l'ho trovata da subito perfetta. Vanessa è un'attrice che si è presentata ai provini dopo aver letto già tutti i romanzi e consapevole delle caratteristiche del personaggio: era già Imma Tataranni. Nessuno ha avuto dubbi ed è stato anche bello da parte della Rai, della produzione, dare fiducia ad un'attrice che non era una nome da cartellone, ma semplicemente bravissima.

Ti hanno proposto di entrare nel cast della serie solo dopo i provini?

Successivamente il regista mi ha detto che mi voleva nel progetto, forse anche in virtù di questo bel rapporto che si era creato tra noi, visto che a me piaceva molto come lavorasse e a lui è piaciuto il mio contributo da attore.

Dimmi qualcosa del tuo ruolo

Mi hanno dato un ruolo molto divertente, quello di un giornalista, Pino Zazza, che mi ha dato modo di esplorare un mondo. Per me è stato molto divertente provare a riprodurre il modo di parlare che hanno molti giornalisti, segnato da queste pause che diventano parte integrante del discorso, che è condito al tono di commedia cui va dato merito al regista.

La forza del prodotto sembra essere proprio quella di calare abituali dinamiche di fiction e serie crime in un contesto atipico come la Basilicata.

Qui in paese tutti mi dicono che Imma Tataranni è un bel prodotto perché lo guardi con leggerezza, pur non mancando quella parte di giallo che restituisce una complessiva visione piacevole. E poi aggiungo che non si tratta solo di crime, perché ci sono anche temi abbastanza forti e di attualità come il caporalato nel primo episodio. Si è trattato di una cosa molto coraggiosa e che sia stata premiata dal pubblico lo trovo bellissimo.

Il tuo personaggio è uno di quelli che, vista la sua funzione sistematica nella narrazione, potrebbe far parte di un ipotetico "Imma Tataranni 2". Ti piacerebbe essere in una eventuale seconda stagione?

Ovviamente la risposta è sì, ovvero che mi piacerebbe e che credo potrebbe rientrare in una seconda stagione. In effetti il mio personaggio è uno di quelli che contribuisce a disegnare il mondo intorno a Imma Tataranni, ad esempio il fatto che ci sia questa televisione ("Lucania News" nella serie, ndr) che ingloba un po' tutte le fonti di stampa locali realmente esistenti in Basilicata. Quindi credo sia una cosa che in un'eventuale seconda stagione proseguirà, o almeno spero.

Dal 7 novembre sarai anche protagonista al cinema del film "Gli uomini d'oro". Cambia molto per un attore l'esperienza del film da quella delle serie TV?

Dal punto di vista professionale, in termini di lavoro sul personaggio ed esecuzione, non c'è grande differenza. La complessità, che è uno degli aspetti più interessanti, sta nei tempi. Ad esempio per Imma Tataranni, la cui lavorazione è durata quasi sei mesi, io venivo chiamato una volta al mese, mentre il film, nel quale ho un ruolo più corposo, è stato una cosa che mi ha risucchiato completamente per un periodo più breve, sei settimane. 

Questo ad esempio comporta anche la sovrapposizione dei personaggi che si interpretano contemporaneamente, vero?

Certo, questo può comportare anche curiose esperienze ‘tecniche'. Ad esempio mentre ero sul set de "Gli Uomini d'Oro", dove non avevo le basette perché è ambientato negli anni Novanta, sono stato chiamato per "Imma Tataranni" e ho dovuto girare con delle basette finte che mi avevano applicato. Mi è successo anche di sdoppiarmi e fare due cose nella stessa giornata, al mattino ero Pino Zazza e la sera in teatro per Sogno di una notte di mezza estate.  

Dicci del film e chi sei tu

Il film racconta la storia di un caso realmente accaduto negli anni Novanta, su un gruppo di impiegati delle poste che, desiderosi di scappare per sempre in un altro luogo del mondo, mettono a segno una rapina a dir poco incredibile, senza violenza o armi, al punto da essere definiti giornalisticamente gli uomini d'oro. Sono degli antieroi e il mio personaggio è molto amico di quello interpretato da Morelli e io sono di quelli che vivono in scia di un amico dalla personalità importante. Quando gli propone di fare questa rapina, lui non può dire di no, perché senza la sua amicizia non potrebbe stare. 

In "Gli uomini d'oro" c'è anche Fabio De Luigi, molto caro alla generazione dei trentenni alla quale appartieni. 

Quelle cose di cui non smetti mai di essere fan. Le risate con l'ingegner Cane i suoi personaggi di Mai dire gol sono indimenticabili e mi venivano ogni tanto in mente durante le riprese. Per la mia carriera è stata complessivamente una gran bella occasione e sono molto contento di averne fatto parte, oltre che aver conquistato la fiducia del regista, che mi ha lasciato molto spazio per costruire il personaggio. 

Ti ritieni un potenziale rappresentante della grande tradizione di caratteristi, che in Italia riteniamo sempre più in via d'estinzione?

Ho sempre pensato che le mie caratteristiche fisiche ed espressive mi avrebbero portato in questa direzione. Sapevo, insomma, che difficilmente avrei interpretato l'eroe. Ma anche perché io mi appassiono molto a tipologie umane colorite e atipiche che ho vissuto nascendo in Basilicata. Qui è un coacervo di personaggi da studiare, in paese hai una lente di ingrandimento sulle persone che in città, forse per il caos, non puoi osservare. Prima dell'inizio delle riprese di Imma Tataranni io ho ‘studiato' le persone qui e ho provato a restituirle al mio personaggio e al pubblico. 

Siccome nel cinema e nella TV le cose che vediamo vengono sempre realizzate con grande anticipo, a cosa stai lavorando ora?

Dopo i mesi per il film sono stato in teatro diretto da Massimiliano Bruno. Poi dopo mesi di lavoro senza sosta mi sono un attimo fermato e insieme ad amici attori come Tiziano Scrocca, Josafat Vagni, Emanuela Fanelli e Livia Ferri abbiamo ripreso un progetto messo in pausa qualche anno fa e proponiamo un reading teatrale misto a momenti musicali che stiamo provando a portare in giro. Poi ho scritto un film con dei colleghi attori e sceneggiatori, tra cui sempre Emanuela Fanelli. Per il resto aspetto prossimi progetti.