Il polverone sollevato da Fedez contro la Rai in occasione del concertone del Primo Maggio sembra una classica storia da servizio pubblico, simile alle tante alle quali la Rai ci ha abituati negli ultimi anni. Basta fermarsi al Primo Maggio per ricordare un paio di casi piuttosto eclatanti, come quello che accadde agli Elio e le Storie Tese nel 1991, di fatto censurati su decisione dei dirigenti Rai.

O ancora quello che accadde ai Modena City Ramblers nel 2002, quando in pieno Berlusconi bis fu chiesto al gruppo di non eseguire l'immancabile Bella Ciao (ma la band non si genuflesse e cantò ugualmente il suo cavallo di battaglia).

Quanto è accaduto con Fedez, tuttavia, sembra tracciare una storia leggermente differente, non solo per la potenza di fuoco (mediatico) in dote al cantante, che ha praticamente reso il Primo Maggio di ieri un sottofondo musicale ai suoi tweet e post su Instagram. La pubblicazione della telefonata in cui i dirigenti della Rai tentano di persuaderlo a edulcorare il contenuto del suo intervento sul palco del Primo Maggio – in cui attaccherà palesemente la Lega e alcuni dei suoi esponenti contrari al ddl Zan – è di quelle che in soli due minuti fa esplodere davanti agli occhi di chi regge uno smartphone tutta l'ipocrisia e le storture interne alla Rai.

Beninteso, il problema non è nelle persone che hanno temporaneamente in mano il giocattolo, anche se è pressoché sicuro che pure questa volta il tutto si risolverà nell'ennesima testa da far saltare, o una semplice lavata di capo, che metta apparentemente tutto a posto. Il problema è nelle dinamiche di gestione della Rai, eternamente soggetta ad una logica di spartizione politica per la quale il potente di turno può permettersi il lusso di intervenire, direttamente o meno, per influenzare le scelte editoriali. Sono ruggini antichissime, storiche, che sarebbe riduttivo limitare al semplice caso specifico della Lega.

Stavolta, però, quella che è sempre stata una semplice diceria, una legge non scritta mai concretamente dimostrata, un segreto di Pulcinella noto a tutti, esplode nelle mani dei dirigenti Rai per colpa di un semplice video di due minuti. E non è un caso che la Rai rischi di andare a schiantarsi, mostrando tutte le sue contraddizioni proprio con lui. Fedez è in tutto e per tutto emblema di un sistema antitetico a quello televisivo. La sua fama e la sua influenza, completamente svincolate dal controllo dei tradizionali mezzi di comunicazione, sono fatte esattamente della stessa materia di cui sono fatti gli influencer: non dipendono TV, in questo caso quella di Stato, ancorata al giogo e ai poteri della politica.

Magari non accadrà nulla di fattivo, probabilmente in Rai, o meglio tra i banchi della politica, questo evento non provocherà alcuna riflessione profonda sulla necessità di riformare integralmente la struttura della Rai. Ma la data del Primo Maggio 2021 rischia di avere un ruolo fondamentale nella storicizzazione dell'era della disintermediazione dei mezzi di comunicazione in Italia, un processo inesorabile destinato a portarci verso un tempo in cui non saranno più i grandi poli televisivi ed editoriali a detenere il potere di influenzarci e decidere cosa vedremo e come penseremo.

Roma non fu costruita in un giorno e nemmeno sparì in poche ore. Serve una data simbolica per indicarne la caduta, quella del 4 settembre del 476 d.C., quando la deposizione dell'imperatore Romolo Augusto segnò convenzionalmente la fine dell'Impero romano d'Occidente e l'inizio del Medioevo. Senza voler scomodare la storia di domenica mattina, il Primo Maggio 2021 potrebbe avere una valenza simile. Forse da oggi la televisione italiana non sarà più la stessa, per colpa o grazie a Fedez: ve lo sareste immaginato?