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Fabio Troiano: “Racconterò l’altra faccia di Massimo Troisi”

Fabio Troiano vestirà i panni di Massimo Troisi nel film “Ricomincio da me”. Le riprese inizieranno a giorni e vedranno alla regia Luca Miniero, già campione d’incassi con “Benvenuti al Sud”.
A cura di Simona Saviano
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Fabio Troiano vestirà i panni di Massimo Troisi in un film per la tv prodotto da Pietro Valsecchi per Mediaset, dal titolo "Ricomincio da me". Il lavoro è tra i più attesi della prossima stagione televisiva, ma anche tra i più discussi, proprio per il carico di responsabilità ricaduto sulle spalle dell'attore reduce dalla conduzione di The Voice. A lui toccherà il compito di far rivivere sul piccolo schermo il mito senza tempo di Troisi e le riprese inizieranno tra qualche giorno, alla regia Luca Miniero, già campione d’incasso con "Benvenuti al Sud". L'attore nato a Torino ma di origini gragnanesi si è confessato in una lunga intervista a "Il Mattino", durante la quale ha confidato di aver provato, come ogni napoletano un dolore profondo quel famoso 4 giugno 1994:

Quando Massimo Troisi morì, quel mese di giugno del 1994, avevo diciannove anni. Il dolore che provai solo un napoletano può capirlo.

Portare sullo schermo un mostro sacro come Troisi è una bella responsabilità e lo sa bene Fabio Troiano:

E' una responsabilità lo so, ma anche una bellissima sfida. Vogliamo raccontare la sua vita e la sua arte, ma dietro le quinte. Mostrare quello che non si conosce, che non si è visto. Non gli sketch, tanto per dire, ma ciò che accadeva nei camerini. L’altra faccia di Troisi.
Il mio sarà un atto d’amore verso un mito del cinema italiano. Mi metterò da parte, non avrebbe senso cercare di imitarlo né di produrmi nella classica prova d’attore, non è questo l’approccio giusto.

La preparazione di Troiano è avvenuta spulciando nei filmati inediti e conosciuti dell'artista napoletano:

Mi sono documentato guardando filmati noti e inediti, parlando con chi lo ha conosciuto. E poi il mio punto di riferimento resta il lavoro minuzioso degli sceneggiatori Mizio Curcio, Andrea Nobile e Gianluca Ansanelli, nato anche dagli incontri con le persone più vicine a Massimo come Lello Arena, Enzo Decaro, Anna Pavignano.

Non ha conosciuto personalmente Troisi, ma come ogni persona ha visto i suoi film:

Non ho avuto il piacere di conoscerlo, ma per me fa parte della famiglia, come Eduardo e Totò.
I film di Massimo si devono vedere a prescindere, perché raccontano con leggerezza la vita così com’è. Nelle sue storie di straordinaria modernità la gente si riconosceva e si riconosce ancora.

Vestire i panni di Massimo Troisi è per il giovane Fabio Troiano la realizzazione di un sogno, :

I miei genitori sono di Gragnano, dove ho vissuto da bambino e dove abbiamo una casa. Io con mio padre parlo solo in napoletano.
Difficilissimo calarsi nei panni di un'icona così amata, ma realizzo un sogno. Massimo era il mio punto di riferimento. Con mia madre da piccolo dicevo sempre che mi sarebbe bastato fare uno solo dei film che girava lui, mi piaceva molto… Poi da grande mi sono reso conto che Troisi è inarrivabile. Era avanti anni luce.

Ai telespettatori verrà raccontata la vita del "mito" Troisi, dalla sua gioventù al boom di Ricomincio da Tre e la vita interrotta troppo presto:

La sceneggiatura ripercorre le fasi importanti della sua vita, la gioventù a San Giorgio a Cremano, il periodo della Smorfia, il boom di ”Ricomincio da tre”, la televisione, l’amore per il calcio, la malattia, gli ultimi mesi durante le riprese del ”Postino”… Raccontiamo il percorso di una vita interrotta troppo presto.

Fabio Troiano racconta di aver sentito il calore e il sostegno delle persone, a prescindere dal riserbo della famiglia dell'artista Massimo Troisi nei confronti della prossima trasposizione televisiva prodotta dalla Tao Due:

Mi sento carico di responsabilità nei loro confronti e verso il pubblico. Le racconto una cosa: quest’estate sono stato per un periodo a Gragnano e a Napoli e ovunque ho sentito crescere l’attesa per il nostro film. La gente diceva: ”Abbi cura del nostro Massimo”. Me lo affidavano, come uno di famiglia. È stato bellissimo.

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