Il trionfo dell'assurdo, la dimostrazione palese della deriva surrealista in cui stiamo sprofondando si consuma quando Fabio Fazio, annunciando l'intervista al presidente francese Emmanuel Macron, si trova costretto a specificare: "Mi sono pagato da solo il biglietto di andata e ritorno per Parigi e dunque nessun costo per la Rai”.

No, non è una gag per irridere qualche hater, ma la risposta che il conduttore si sente in dovere di fornire dopo le polemiche di questi giorni, giunte in seguito all'annuncio dell'intervista all'inquilino dell'Eliseo nello spazio di Che Tempo Che Fa. Era stato il capogruppo di Fratelli d'Italia Francesco Lollobrigida a lanciare la domanda provocatoria, chiedendo proprio quanto fosse costata la trasferta di Fazioa Parigi per l'intervista al presidente Macron. Domanda che non ha senso d'esistere, da un punto di vista giornalistico perché quello di Fazio è uno scoop, un colpo enorme che nessuno era riuscito a portare a segno in un periodo nel quale la tensione tra Italia e Francia ha rischiato di portare a incidenti istituzionali. Ma lo è anche dal punto di vista delle reali dinamiche relative alla produzione del programma, perché è arcinoto che la trasmissione di Fazio sia prodotta da una società esterna, che utilizza un budget predefinito per spese e cachet eventuali degli ospiti. Niente che abbia a che fare in modo diretto con gli introiti del canone Rai, insomma.

Eppure questa volta Fazio ha ceduto, non è riuscito a resistere all'ennesima provocazione, dopo che nei mesi scorsi si è ritrovato a più riprese oggetto di una campagna denigratoria, alimentata anche e soprattutto dai principali esponenti delle forze politiche che compongono l'attuale governo, fondata prevalentemente sulle questioni legate allo stipendio del conduttore e ai presunti costi esorbitanti di "Che tempo che Fa".

Fazio può non piacere televisivamente, si può non essere d'accordo col suo modo di pensare e i suoi valori, banalmente può non suscitare simpatia, ma quello che accade attorno al suo nome da troppi mesi a questa parte rasenta l'assurdità.