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Fabio Caressa dopo gli Europei: “Non so se farò telecronache per sempre”

“Ho raccontato qualsiasi evento, non mi manca più nulla”, confida il telecronista Sky, che in un’Intervista a Fanpage a pochi giorni dal trionfo di Wembley fa il bilancio di una carriera in cui, in coppia con Beppe Bergomi, è stato voce dei più grandi successi azzurri della storia recente: “Cosa cambia tra il 2006 e il 2021? I figli, ricevere una loro telefonata dopo la partita è una cosa che ti riempie l’anima”. A settembre, intanto, è pronto a ripartire col Club: “Continuerà ad essere casa nostra nonostante tutto”.
A cura di Andrea Parrella
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È finita con le lacrime di gioia l'avventura a Euro 2020 di Fabio Caressa. Il video con Beppe Bergomi dopo Italia-Inghilterra è stato una storia nella storia. Quella di una coppia che in 15 anni ha avuto il privilegio di raccontare il trionfo degli Azzurri a Berlino nei mondiali del 2006 e quello di Wembley di pochi giorni fa. Una fortuna rara, ma anche la capacità di non perdere smalto, guidando una squadra di telecronisti che ha cambiato il modo di raccontare il calcio. Un primo effetto della vittoria agli europei su Fabio Caressa c'è già stato, visto che a causa di una scommessa persa è stato costretto ad aprire i suoi canali ufficiali su Instagram e Facebook. Gli altri ce li racconta in questa intervista.

Caressa, ha raccontato una vittoria dei mondiali a 39 anni e una degli europei a 54. Sono due gioie paragonabili?

Paragonabili sì, ma diverse. Prima di tutto i miei figli sono grandi, è la prima competizione per mio figlio di 12 anni che nel 2018 non aveva potuto vedere l'Italia ai mondiali. Non è un dettaglio da poco, ricevere una telefonata dai tuoi figli dopo la partita è una cosa che ti riempie l'anima. Dal punto di vista personale cambia l'esperienza, c'è una consapevolezza diversa rispetto a 15 anni fa. 

La finale raccontata da Sky è stata seguita da 2 milioni e mezzo di persone, che scelgono di guardarvi preferendovi alla concorrenza del servizio pubblico. È una manifestazione di fedeltà non indifferente.

Ci penso spesso e lo ritengo un motivo di enorme orgoglio. Non solo per me, ma per tutta Sky. Quello di quest'anno è stato un lavoro di squadra incredibile, era un europeo di enorme difficoltà dal punto di vista logistico, abbiamo fatto 23 tamponi in 20 giorni, moduli lunghissimi, cambi di aerei e postazioni. Credo che il motivo per cui poi le cose arrivano a tutti è che anche noi eravamo una squadra. L'amicizia e il sentimento che lega me e Beppe è, in un certo senso, lo spirito che poi abbiamo visto sul campo. 

Da "abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene" a "grazie signore che ci hai dato il calcio", la sua carriera è anche un corposo campionario di citazioni. Sono spontanee o le pensa prima della partita?

Di pensato c'è poco, perché non sai come andrà, quello che accadrà. Scrivo sempre le introduzioni, la cosa fondamentale per un telecronista è partire tranquillo, è una condizione necessaria per fare un buon lavoro. Certamente mi faccio un'idea in testa di ciò che voglio dire, scelgo i temi e secondo me era bello e per niente retorico affiancare ciò che abbiamo vissuto nei mesi scorsi a questa avventura, che va in continuità con ciò che sta succedendo al Paese, ovvero un tentativo di ripresa. 

Sono anche giorni in cui la narrazione della ripartenza è dominante. Ha fiducia nel fatto che questa vittoria possa avviare un ciclo e portarci fuori da una dimensione episodica della vittoria?

Io mi auguro che avremo belle soddisfazioni dalle Olimpiadi. Ma al di là delle enormi gioie per lo sport italiano di questo ultimo mese, io sono convinto che sia arrivato il momento di ricominciare a investire sull'impiantistica e non parlo solo di stadi, ma di un discorso che favorisca l'accesso alle strutture sportive per i nostri figli. Credo che con il Recovery ci sarà la possibilità di farlo. 

I vostro omologhi Rai, Alberto Rimedio e Antonio Di Gennaro, sono stati privati della finale a causa del Covid.

Credo di poter capire benissimo lo stato d'animo di Alberto. Lavori tutta una vita, te lo meriti e poi arriva una cosa del genere. Quando è uscita la notizia ero affranto io per lui. Siamo amici, gli voglio bene, ho pensato a loro tantissimo. Ad Alberto, che continuerà a fare le telecronache della nazionale, auguro di avere un'altra possibilità, magari già dai prossimi mondiali.

Li avete anche salutati in diretta prima della finale.

D'impulso io e Beppe abbiamo fatto quella dedica a lui e Antonio, anche perché uno può pensare che noi siamo rivali come nei derby, ma non è così. Ognuno fa il suo lavoro, abbiamo grande rispetto reciproco e ci siamo idealmente abbracciati in ogni stadio. Faccio i complimenti a Bizzotto e Serra, ma Alberto non meritava questa cosa. È un serissimo professionista, un bravissimo telecronista, un grande intenditore di calcio e una persona deliziosa e colta. Così come Antonio, con cui ci conosciamo da tempo. Mi è dispiaciuto molto. 

In carriera ha raccontato praticamente ogni genere di partita e competizione. Le manca qualcosa?

Quando sono arrivato in postazione per la finale dell'europeo, ho fatto un conto di quello che mi ha regalato questa carriera da quel Lazio-Cesena del 1986: cinque mondiali, di cui tre da telecronista con tre finali, quattro europei di cui due da telecronista con due finali, tre Coppa America, due Coppa d'Africa, finale di Coppa Campioni e Europa League, non so quante partite di campionato. Credo non manchi nulla.

Le lacrime dopo la partita in quel video con Beppe Bergomi sembravano il preludio di un addio. Al di là dei diritti Tv dei mondiali in Qatar, è una cosa alla quale ha pensato?

Al momento non so. Io ho continuato a fare questo mestiere in questi anni con impegno e devozione. Se la passione fosse scemata, avrei smesso. Mi prendo un po' di tempo per stare in vacanza, continuerò sicuramente il mio rapporto con Sky, non mi sento di dire che continuerò a fare telecronache per sempre, né che mi fermerò adesso. 

Il refrain del largo ai giovani si fa sentire?

Quella è una cosa alla quale credo molto, anche perché io ho iniziato questo lavoro a 19 anni, ero talmente giovane ed è così tanto quello che ho potuto fare, da dover prendere per forza in considerazione questo fattore. 

Questi ultimi 15 anni sono stati l'età d'oro di Sky, durante la quale avete cambiato il modo di raccontare lo sport. Ora cosa accadrà?

Il mondo va avanti e tocca adattarsi al cambiamento, verso il quale c'è una naturale resistenza, ma che è necessario. Alcuni dei nuovi telecronisti hanno già uno stile diverso e molto personale che apprezzo molto. 

Le nuove generazioni tendono sempre più a guardare il calcio per episodi, faticano a seguire una partita per intero. 

Sul fatto della fruizione per highlights devo dire che l'esperienza di questi europei mi dice che sulla generazione di mio figlio aveva influito molto la mancanza del mondiale 2018. Queste competizioni sono le cose che portano al gioco e alla passione. 

La vicenda Superlega può essere però spia di un interesse dei nuovi spettatori che si allontana dai campionati nazionali per guardare ai grandi campioni. 

Questo senz'altro, però credo che la bellezza di vedere una partita resterà. La nostra nazionale ha fatto capire che si deve andare verso lo spettacolo e servono delle belle partite. 

Dall'anno prossimo Sky perderà molto calcio per la questione diritti Tv. Sarà un ostacolo, o guarda il bicchiere mezzo pieno del limite come opportunità?

Avremo margini di racconto diversi, ma sappiamo che sarà più difficile e non ce lo nascondiamo. Siamo anche consci che in Sky non cambierà il nostro impegno nel tentativo di dare il miglior risultato possibile. Soprattutto l'impegno per essere credibili. 

Oltre alle telecronache che non sa se farà, il Club della domenica ci sarà?

Il Club resta, lo abbiamo confermato e continuerà ad essere casa nostra nonostante tutto. Siamo amici che parlano di pallone e quindi mi piace, vorrei anche avere uno sviluppo più digitale e vedremo come andrà. 

Nel corso degli europei è stato in contatto con i giocatori e lo staff della nazionale?

Ho sentito solo Gianluca Vialli, loro erano in ritiro spirituale e tendo a non disturbare mai questi ambienti. Così avevo fatto anche nel 2006, nonostante avessi un rapporto quasi filiare con Marcello Lippi. Sentivo Vialli e gli facevo solo i complimenti, guardare il suo rapporto con Mancini, quanto abbia contato per il gruppo… Insomma io con Gianluca ci ho lavorato e  so quanto conti in un gruppo, è un uomo che veramente trasmette cose particolari. Gli voglio bene come un fratello e sono stato felicissimo per lui, se lo merita tutto. 

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