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Ermal Meta: “Ero un bambino ribelle, mi sento in colpa per ciò che mia madre ha fatto per me”

Ermal Meta si racconta di fronte a Silvia Toffanin che lo ha invitato a Verissimo. Cantautore tra i più apprezzati in Italia, racconta il suo rapporto con la musica e il rapporto meraviglioso con la madre alla quale resta molto legato. “Era un bambino ribelle” ricorda “Mia madre ha fatto cose bellissime per me, per le quali mi sento ancora in colpa”.
A cura di Stefania Rocco
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Sei di un altro livello”: così Silvia Toffanin ha accolto a Verissimo Ermal Meta, cantautore che è tra i più apprezzati in Italia. Vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo insieme a Fabrizio Moro con la canzone “Non mi avete fatto niente”, Ermal Meta è arrivato in Italia dall’Albania con le idee chiare: sapeva che avrebbe fatto musica. Non si definisce un artista, solo un “operario della musica”, un uomo che mette ciò che compone al servizio degli altri.

L’infanzia in Albania

Emozionato, a tratti timido, Ermal racconta la sua infanzia in Albania e l’amore sbocciato fin da subito con la musica, che sarebbe diventata la sua compagna di vita e l’occasione per sfuggire a quell’ambiente che gli stava stretto: “Ero un bambino ribelle. In quella foto ho dei capelli improponibili perché me li ero tagliati da solo con le forbici. Mia madre capì in quel momento che la mia vita sarebbe stata condita da disobbedienza. Quando vivi in un determinato contesto, è difficile immaginare di poter fare qualcosa di diverso. Io sapevo che cosa non sarebbe stato di me”. Ricorda di avere iniziato a studiare da giovanissimo, per poi interrompere gli studi:

Volevo fare musica e lo sapevo. Ho iniziato a suonare il piano a 6 anni e ho smesso a 7. In Albania erano severi, ti bacchettavano quando sbagliavi. Visto che ero molto ribelle, decisi di non andarci più. Ho ripreso a suonare a 17/18 anni. Andai a vedere un concerto e decisi che volevo rimettermi a suonare. Dopo è arrivata la chitarra.

Il rapporto con la madre, alla quale è molto legato

Sarebbe stata sua madre a supportarlo lungo tutto l’arco della sua carriera. Violinista apprezzata, fece il possibile per incoraggiare il figlio a raggiungere i suoi sogni: “Mia madre era una grande violinista. Ha fatto tante cose bellissime per me. Volevo una tastiera ardentemente ma non potevo permettermela. Un giorno tornai a casa e mia sorella mi accolse con un ghigno. Andai in camera mia e trovai la tastiera. Mi sono sentito malissimo perché mia madre non poteva permetterselo e aveva acceso un finanziamento. Mi viene da piangere ancora adesso. Dopo un po’ di tempo l’ho rivenduta e quello che ho ricavato l’ho restituito a mia madre”. Conferma la sua passione nei confronti di Irama, allievo di Amici 2018 che vorrebbe vincesse: “Ha una luce particolare. Non gli auguro di vincere ma di fare molto bene dopo”. Infine, a proposito della possibilità di diventare padre, ha aggiunto: “Mi piacerebbe ma dovrei imparare ancora molte cose. Diventare padre è semplice, esserlo non lo è”. “E tu lo sai bene” ha commentato la Toffanin riferendosi alla sua storia personale.

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