10 Dicembre 2021
09:46

Drag Race Italia, Enorma Jean a Fanpage.it: “Tensioni con gli autori, qualcuno doveva fermarci”

In un’intervista a Fanpage.it la protagonista di “Drag Race Italia” vuota il sacco sulla sua eliminazione dallo show che ha creato tanto scalpore. Sul Web in molti la difendono. “Non ho fatto nulla di illegale, quello che si è visto era nel furionda. Ho visto cose peggiori nel format americano”, spiega Enorma.
A cura di Andrea Conti

Intelligente, ironica ma anche pungente e diretta. Enorma Jean, l'ultima eliminata dal talent “Drag Race Italia” (disponibile su Discovery+ e da gennaio su Real Time) ha lasciato il segno. La “old” Queen del cast è stata al centro di una accesa discussione, in werkroom, dopo il musical dedicato a Raffaella Carrà. Luquisha Lubamba, Farida Kant e Ava Hangar hanno puntato il dito contro la concorrente per il look, ma anche per il suo carattere.

Dopo una accesa discussione, Enorma Jean (vero nome Davide Gatto) ha alzato letteralmente i tacchi e ha mandato al diavolo sia gli autori che le compagne, lasciando a bocca aperta tutti quanti. In seguito ad un provvedimento disciplinare, Enorma si è confrontata Lipsync per la salvezza con Ava Hangar, perdendo, e di conseguenza ha dovuto lasciare il programma. A Fanpage.it la Drag Queen ha raccontato la sua verità.

“La drag è un'artista con le palle, le mie non sono grandi, sono enormi”: con questa frase sei uscita da “Drag Race Italia”. Rifaresti tutto?

Sono sempre stata coerente e non ho partecipato per visibilità. Questo programma per me è una chiamata alle armi e una grande responsabilità. Scrivere quella frase, dunque, mi sembrava la maniera più coerente per chiudere un percorso per me enorme e lanciare un messaggio che svelasse aspetti importanti dell'essere una drag.

Enorma Jean di Drag Race Italia
Enorma Jean di Drag Race Italia

Prima di ricevere il provvedimento disciplinare, hai chiesto scusa per la tua forte reazione perché “non abituata a lavorare in gruppo”. È stato solo questo il problema?

Non mi piacciono le squadre. La squadra con cui si gioca non la si decide a priori e un team si crea col tempo. Era impossibile volersi bene, soprattutto all'inizio. Abbiamo condiviso un'esperienza importante. Adesso, dal riscontro del pubblico, capiamo quanto quello che abbiamo fatto fosse inaspettato ed imprevedibile.

Su Instagram hai scritto: “Ho partecipato ad un talent, sono stata eliminata da un reality”. In che senso?

Non avevo messo in conto che avremmo vissuto a stretto contatto per tanto tempo e in uno spazio chiuso (durante le registrazioni della trasmissione, le queen hanno vissuto insieme 24 ore su 24, ndr). Ero solo concentrata a portare a casa le sfide e, come ho ammesso in trasmissione, a 46 anni facevo molta più fatica delle altre nell'imparare le coreografie e le canzoni. Non mi sono concentrata sulle dinamiche di gruppo, adesso ho un quadro completo di tutto, quelle dinamiche che mi sembravano surreali, avevano un senso dal punto di vista televisivo.

Quando sei stata eliminata, le tue compagne hanno a dir poco tirato un sospiro di sollievo. Ci sei rimasta male?

La cosa che mi ha fatto più male, in quel momento, è stato il provvedimento disciplinare.

Perché?

Come si è visto, ho avuto delle divergenze con gli autori, più che con le mie ‘sorelle'. Eravamo arrivati ad una strana situazione di tensione, in uno studio immenso, con 40 professionisti intorno, le telecamere puntate, eravamo sul divano e si sono viste ed ascoltate delle scene davvero brutte.

Cosa ti aspettavi dovesse accadere?

Che qualcuno in quel momento dicesse: ‘Ragazze, ferme tutte. Ora spegniamo le telecamere, e respirate'. Si è deciso di mostrare tutta la verità di quello che è accaduto, è stato fatto vedere tutto, nel bene e nel male, affinché i telespettatori si facessero un'idea propria. Sono venuta fuori come una pazza che bestemmia, va bene. Ho però visto che nel format americano sono andati in onda contrasti peggiori. Non ho fatto nulla di illegale, ho perso le staffe dopo aver terminato la trasmissione in maniera impeccabile. È tutto accaduto fuori onda. Finché stavamo registrando, sono stata zitta e mi sono trattenuta. Le mie colleghe pensavano che, in quanto ‘vecchia', sarei uscita subito e invece sono andata avanti. Le Riche e Ava Hangar non erano mie fan.

Si è creato un corto circuito tra di voi?

Chi ha scelto le altre sette, ha scelto anche me. Siamo diverse caratterialmente e siamo esseri umani straordinari, perché fare la drag a livello professionale in Italia presuppone un aspetto umano di un certo tipo. Quando siamo in drag, siamo fragili e immaginavo che un certo tipo di fragilità si sarebbe trasformata in sfoghi e capri espiatori. Priscilla, durante la prima puntata, mi ha soprannominata ‘la dea della discordia'. La discordia è un valore positivo, perché è quella che smuove le coscienze da una posizione di comodo. Sono fiera di aver stimolato forzatamente sia gli autori che le mie compagne. Io sono senza sovrastrutture e le mie relazioni umane così come il mio compagno da quindici anni, lo dimostrano.

Cioè?

Io odio il corteggiamento. Con mio marito siamo andati a convivere dopo una settimana. Gli ho detto ‘non voglio vedere di te la parte più bella'. Le sovrastrutture delle persone mi danno fastidio. A me interessa la sostanza e non il corteggiamento.

È per questo che hai anche provocato?

Esattamente. Ho partecipato e – per me – ho vinto un talent mentre ho perso ad un reality, venendo fuori come impopolare, pur essendo tra le più brave.

Quindi non ti rimproveri nulla?

No. Arrivavo in orario sul set, cercavo di non fare sclerare nessuno dei professionisti che lavoravano al programma, dagli operatori delle luci alla donna delle pulizie che doveva spazzare via le nostre paillettes. Ho lavorato con una grande squadra di produzione. Quando finirà il talent, può anche accadere che con qualche altra concorrente ci si possa rivedere, può scattare qualche sorellanza. Chissà.

Come mai ha rivelato la sieropositività nel “confessionale” e non nei momenti con le altre Queen nella werkroom?

Ho parlato con le altre mie compagne in privato, durante un pranzo. Vivevamo assieme praticamente 24 ore al giorno. Mi sembrava giusto raccontarlo durante una pausa dal set. Era un momento ‘nostro'. Mi sembrava giusto condividere con loro la mia sieropositività in un ambiente, che non fosse di lavoro. Quando eravamo in werkroom parlavamo dello show. Il confessionale che avete visto invece era come la mia terapia, quando per un'ora al giorno ci confidavamo. E lì mi è venuto naturale raccontare la mia storia.

La prossima settimana su Fanpage.it la videointervista integrale ad Enorma Jean

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1.361 di Davide Arcuri
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