Gianmarco Saurino è Lorenzo Lazzarini nella serie Doc – Nelle tue mani. Il suo personaggio è apparentemente un dongiovanni, ma nasconde una storia dolorosa: il padre lo ha abbandonato e la madre è morta quando era solo un bambino. Così, si è sentito in dovere di sacrificare la sua vita privata per dedicarsi completamente alla sorella gemella Susy, affetta dalla Sindrome di Down. Il suo amore non corrisposto per Giulia Giordano sta spezzando il cuore degli spettatori. L'attore si è raccontato su Fanpage.it.

Nella serie interpreti Lorenzo Lazzarini. È un personaggio tratto da una storia vera?

Sono convinto che Lorenzo sia inventato di sana pianta, che sia pura finzione. Però lo considero un personaggio meraviglioso, lo amo. Gli abbiamo tolto continuamente il terreno sotto i piedi. Rispetto alle prime puntate in cui era padrone di se stesso, in controllo, nella seconda parte sta scendendo verso gli inferi. E ancora non ci siamo arrivati fino in fondo, lo vedrete.

Gianmarco Saurino cosa penserebbe di un uomo come Lorenzo Lazzarini?

Non lo giudico in nessun modo, lo trovo un personaggio dolcissimo, fragile e commovente. Era convinto che il suo ruolo fosse quello di prendersi cura di sua sorella. Quando scopre che non è così, pensa di doversi buttare su qualcun altro a cui vuole molto bene (Giulia, ndr). E quando quel qualcuno dice no, cerca un'alternativa nella droga, poi però la droga gli toglie il mestiere che ama. È un personaggio che fa, sbaglia e prova a mettere una pezza. È la vita. Tutti facciamo e sbagliamo. Lorenzo va per tentativi. Non potrei giudicarlo, lo vorrei solo abbracciare.

Gli spettatori hanno conosciuto Susy, la sorella gemella di Lorenzo Lazzarini. Come è stato lavorare con Alice De Carlo, già attrice nella fiction Ognuno è perfetto?

Alice è splendida. Per me è stata una fortuna poter lavorare con lei, perché ti toglie la terra da sotto i piedi e riporta tutto a un livello di semplicità meraviglioso. Il nostro rapporto era basato sulla purezza, non sulla recitazione. Era basato sul contatto. È stato bellissimo. Mi sono divertito come un matto a stare con lei. Mi ha riempito il cuore.

Veniamo a Lorenzo e Giulia. Hai un po' rubato la scena a Luca Argentero. Sui social sono tantissime le persone che preferiscono la Giordano con Lazzarini piuttosto che con Andrea Fanti. Come te lo spieghi?

È strano. Ieri, io e Matilde abbiamo visto un video fatto dai fan. Le ho detto: ‘Ma ci amano proprio'. Questa difficoltà di Lorenzo nel raggiungere le cose, fa parte della vita di tutti. Evidentemente la gente si sta immedesimando nel rapporto tra due persone che non si trovano con i tempi. Giulia e Lorenzo si vogliono bene, ma nel momento sbagliato.

I fan della coppia possono sperare in un lieto fine?

Chi lo sa, vedremo. Non lo so, non me lo ricordo, l'ho girato troppo tempo fa (ride, ndr). Però posso dirti che ciò che accadrà tra di loro sarà reale, sincero. Sarà come spesso va la vita.

Lorenzo Lazzarini sta attraversando un momento di grande fragilità. Ci puoi anticipare qualcosa su ciò che gli accadrà nelle prossime puntate?

Continueranno i suoi tentativi di cercare una quadra all'interno della propria vita. Arriveremo alla fine della serie che lui non avrà trovato un modo di risolvere se stesso. Sarà un personaggio estremamente stanco. Sarà cresciuto, maturato per le esperienze affrontate, ma non risolto. Questa stagione finirà con un sacco di domande aperte.

Cosa mi dici di  Luca Argentero? Si è creato un rapporto anche fuori dal set?

In realtà, abbiamo vissuto un periodo particolare al di là del Covid anche perché Luca stava per diventare padre. Non abbiamo mai avuto grandi occasioni di contatto, come le abbiamo avute io e gli altri pischelli del cast. Luca ha quei 10 anni in più che lo mettono su un piano diverso. Però è un compagnone, mi sono trovato bene con lui sia dal punto di vista umano che professionale. Non lo conoscevo. Luca è un professionista straordinario, ha affrontato questo set come fosse un asceta. E questo è uno dei motivi per cui non abbiamo legato molto fuori dal set. Faceva veramente una vita monacale per restare concentrato e il risultato si vede. Sono rimasto stupito da quanta roba bella ha tirato fuori e da quanto sia stato naturale e semplice lavorare sul set.

Presto ti rivedremo nei panni di Nico Santopaolo nella sesta stagione di Che Dio ci aiuti. A che punto sono le riprese?

Siamo sul set in questo momento, le riprese sono iniziate a fine luglio e andranno avanti fino ai primi di febbraio. In questo momento stiamo girando ad Assisi. Secondo me sarà una delle migliori stagioni. Nico trova la sua strada, il suo compimento, la sua risoluzione. Mi troverò in mezzo a un bel triangolo con Monica e Ginevra. Sarà scoppiettante. Che Dio ci aiuti 6 dovrebbe andare in onda all'inizio del 2021.

Il nuovo dpcm stabilisce la chiusura dei teatri, da attore cosa ne pensi?

I teatri sono stati chiusi perché contribuiscono al movimento, al trasporto della gente e indirettamente creano occasioni di contagio. È ovvio che il Governo debba trovare una soluzione. Il teatro e il cinema, però, rappresentano la democrazia di un paese. Mai come in questo periodo storico, creare un minimo di socialità in sicurezza e non richiuderci nell'individualismo, sarebbe fondamentale. Chiudere i teatri è sicuramente un'offesa alla democrazia. Non è come chiudere le palestre e qui beccherò delle brutte parole, ma non ha lo stesso valore. Si sta dimenticando un settore che è quello della cultura. Sono convinto che dovremmo trovare modi alternativi per restare in piedi e continuare a fare questo mestiere, come spettacoli in streaming. Però servono sovvenzioni, il teatro non si può fare senza soldi. Non è un hobby, è un mestiere. Attori del calibro di Favino o Accorsi con i loro appelli sono dei megafoni di un iceberg molto più profondo, dove ci sono famiglie che non campano da mesi e aspettano piccole sovvenzioni. È vergognoso che non si veda tutto il tessuto sociale che c'è sotto. Questo accade perché continuiamo a vedere il teatro come un hobby.

In Italia in questi giorni ci sono stati numerosi scontri.

Sono sintomatici di un momento storico drammatico. Non possiamo vederli solo come movimenti sovversivi. Secondo me è limitante pensare che dietro le manifestazioni ci siano solo la mafia o gli ultras. Sì, nel disagio ci finisce tutto ma non possiamo non considerare il disagio. Saremmo stron*i, perdonami il termine. Il fatto che nelle manifestazioni si infiltrino camorristi, non è responsabilità di chi scende in piazza per manifestare la propria disperazione. Io sono stato attaccato sui social quando ho scritto che queste manifestazioni non sono giustificabili ma non mi sento di condannarle. La disperazione è disperazione e c'è il rischio di non rendersi conto di quanta ce ne sia. Forse il Governo non si sta rendendo conto della situazione non dal punto di vista della salute, ma dal punto di vista economico. Dovremmo imparare a metterci un po' di più nei panni degli altri.