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23 Dicembre 2019
21:03

Cristiana Capotondi: “Farei ‘Ognuno è perfetto 2’, amo Miriam e il modo in cui trasforma il dolore”

La miniserie di Rai1 ‘Ognuno è perfetto’ è giunta al gran finale. La fiction è stata molto apprezzata e ha registrato ottimi ascolti. Fanpage.it ne ha parlato con Cristiana Capotondi. L’attrice ha raccontato l’impatto che la fiction ha avuto sui ragazzi con la Sindrome di Down e sulle loro famiglie, ha svelato l’importante lezione appresa dai giovani attori e ha detto la sua sull’ipotesi che si faccia la seconda stagione.
A cura di Daniela Seclì
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Lunedì 23 dicembre, Rai1 trasmetterà il gran finale di ‘Ognuno è perfetto‘. La miniserie in tre puntate con Edoardo Leo, Cristiana Capotondi, Gabriele Di Bello e Alice De Carlo è stata premiata con ottimi ascolti. Fanpage.it ne ha parlato con Cristiana Capotondi, che nella fiction interpreta Miriam. L'attrice ha parlato dell'impatto che la serie ha avuto sulla vita dei ragazzi affetti da Sindrome di Down e sulle loro famiglie. Inoltre, ha ricordato i giorni trascorsi sul set e l'importante lezione imparata. Infine, ha detto la sua sull'eventualità che si faccia la seconda stagione.

Ognuno è perfetto‘ ha conquistato gli spettatori. Come è stato vedere ripagato l'impegno profuso sul set con un tale successo negli ascolti?

È stata una grande gioia. Vuol dire che le storie di queste famiglie colorate, all'interno delle quali ci sono delle diversità o meglio delle diverse abilità, piacciono. Il pubblico Rai che ha seguito la fiction è molto giovane. Abbiamo conquistato tanti punti nella fascia tra gli 8 e i 25 anni. I giovani sentono l'esigenza di queste storie che raccontano ragazzi della loro età ma con abilità differenti.

Cosa ti ha affascinato di più del personaggio di Miriam?

L'idea che fosse una donna che risponde con amore al dolore profondo che l'ha colpita (la morte della figlia, ndr). Sceglie di affidare un reparto della sua azienda a ragazzi disabili e prova ad affrontare la sua sofferenza dando amore. Mi piace questo senso di conversione delle emozioni.

C'è qualcosa in particolare che hai imparato lavorando con questi giovani attori?

Sì, che i limiti ce li autoimponiamo. All'inizio pensavamo che questi ragazzi non sarebbero mai stati in grado di seguire i ritmi serrati di una produzione televisiva. Invece, sono stati bravissimi. Hanno avuto una troupe che si è messa al loro servizio e abbiamo rispettato i tempi previsti. Sono ragazzi che ti conquistano. Da loro ho imparato che bisogna ben ragionare sul concetto del limite. Ci appartiene nella misura in cui lo consideriamo reale, ma di fatto è più una sorta di posizione mentale che realistica.

All'inizio del progetto quindi hai avuto qualche perplessità?

Tutti abbiamo avuto delle perplessità nei primi giorni, quando abbiamo fatto il workshop con i ragazzi. Eravamo molto preoccupati. Alcuni di loro fanno teatro, quindi volevano improvvisare. A volte, portavano nella storia le dinamiche che si creavano tra loro. Alla fine, però, sono stati molto attenti, hanno imparato velocemente. A fine lavorazione le mamme ci dicevano che avevano trovato dei figli diversi.

In conferenza stampa, Gabriele Di Bello si è detto ancora incredulo all'idea di aver lavorato con attori così famosi. Che atmosfera c'era sul set?

Hanno avuto la forza di creare da subito un'atmosfera familiare. Nelle produzioni, inizialmente, i rapporti sono molto formali. In questo caso, invece, abbiamo rotto subito la formalità. Ci hanno dato la possibilità di lavorare a cuore aperto fin dall'inizio. Devo dire che questi ragazzi hanno fatto un bellissimo lavoro.

La sintonia che c'era tra voi è arrivata anche al pubblico. È arduo trovare anche un solo commento negativo sulla fiction…

Io ho letto costantemente la parola "Grazie". Le famiglie che hanno dei ragazzi con delle disabilità si sono sentite rappresentate e si sono sentite meno sole. Una delle nostre protagoniste, Valentina Venturis che interpreta Giulia, ha fatto un discorso bellissimo. Ha detto: "Grazie a questa storia non mi guarderanno più come un oggetto buffo, ma sapranno che sono un essere umano spinto dalla stessa ricerca della felicità dei cosiddetti normodotati". Il senso di ‘Ognuno è perfetto' in fondo è questo. Ognuno ha la sua personale ricerca della felicità.

Alcune scene della serie sono state girate in Serbia e in Croazia. Che ricordi hai di quei giorni sul set?

È stato tutto molto bello e intenso. Certo, le difficoltà c'erano: problemi di produzione, con la lingua. Però eravamo un gruppo molto affiatato e ci siamo trovati bene sia con i ragazzi croati che con i serbi. Siamo stati accolti benissimo.

‘Ognuno è perfetto' è ispirato alla serie belga ‘Tytgat Chocolat', che si compone di una sola stagione. In conferenza stampa, però, Eleonora Andreatta ha mostrato una certa apertura all'ipotesi di fare la seconda stagione. Tu come la vedi?

Sono discorsi che stanno facendo in Rai anche in base ai risultati ottenuti. Noi abbiamo portato a termine una storia, ma se c'è un'apertura alla seconda stagione perché no?

Quindi torneresti volentieri a vestire i panni di Miriam?

Sì, è un personaggio che ho amato molto, poi dipende sempre dalla penna degli sceneggiatori, però sì.

Dopo ‘Una donna contro tutti', in cui interpretavi Renata Fonte, ‘Ognuno è perfetto' è un'altra fiction che non si limita a intrattenere ma tenta di educare, sensibilizzare, veicolare un messaggio…

Questo è proprio pieno servizio pubblico. Sto cercando di stare dentro a storie che mi stimolano, rispetto alle quali ho un'affinità intellettuale. Sono le storie che mi interessano anche nella vita, che mi interessa ascoltare.

Attualmente su cosa stai lavorando?

Ho finito un progetto diretto da Andrea Molaioli, prodotto da Cattleya. Poi sto leggendo delle sceneggiature, vediamo cosa ne esce fuori.

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